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Bpm, la Borsa punta sul piano Spa

Il mercato apprezza la decisione di Bpm di trasformare il modello della banca da popolare a società per azioni. All’indomani della pubblicazione dei conti – che hanno evidenziato una perdita netta consolidata di 430 milioni di euro, ma un sensibile miglioramento dei saldi gestionali – il titolo a Piazza Affari è schizzato, segnando un rialzo finale dell’11,11% a 0,49 euro, dopo essere stato congelato nel finale di seduta per eccesso di volatilità. Registrati scambi boom, pari a 155,37 milioni di pezzi, il 4,8% del capitale circa, a fronte di una media giornaliera mensile di circa 70 milioni di pezzi.
Da che cosa nasce questa euforia? A sentire gli analisti, il mercato è stato convinto da un mix di elementi in parte già noti, ma che mercoledì sera, a borse chiuse, hanno trovato piena conferma. Il primo è, come detto, il cambio di pelle in Spa, un passaggio che comporterà il raggiungimento di nuovi livelli di efficienza e una possibile valorizzazione. Il piano per diventare Spa sarà discusso nell’assemblea straordinaria attesa per luglio, o agosto, come ha indicato ieri agli analisti il presidente Andrea Bonomi. Un passaggio che, previo ok di Bankitalia, dovrebbe essere approvato da una maggioranza “ridotta”, pari a due terzi dei presenti. E che in cambio vedrà il conferimento di un premio in azioni Bpm ai dipendenti, pari al 10% del capitale.
Nella stessa occasione sarà sottoposta al voto la delega per aumentare il capitale per rimborsare i Tremonti bond. La ricapitalizzazione da 500 milioni è stato il secondo motivo di euforia per gli operatori. Se tutto filerà liscio, l’aumento – che non è legato alla trasformazione della banca in spa, ha precisato ieri l’ad Piero Montani – scatterà tra settembre e ottobre. L’istituto «è già pronto a far fronte all’aumento», ha detto Bonomi, precisando che la Banca d’Italia «deve dare la propria autorizzazione». «Noi facciamo l’aumento di capitale per necessità – ha aggiunto Montani. – Pensiamo che i tempi siano maturi per fare cambiamenti e raggiungere risultati in velocità». Oltre che per rimborsare i Tremonti Bond, la ricapitalizzazione – di fatto “blindata”, visto che vede l’impegno di un pool di banche a sottoscrivere l’eventuale inoptato – secondo Bonomi servirà anche a tornare a «ripagare i dividendi agli azionisti».
Il mercato starebbe infine apprezzando il percorso di turn-around avviato dal management. La pulizia dei bilanci è stata completata con la totale svalutazione del valore degli avviamenti. D’altra parte i segnali che arrivano dalla gestione operativa sono incoraggianti. Nel 2012 il risultato di gestione normalizzato è salito del 66%, i ricavi dell’11% e la raccolta diretta del 9,7%. Il livello di patrimonializzazione sintetizzato dal Core Tier 1 è all’8,38%, dopo gli accantonamenti prudenziali. «La banca oggi sa esattamente dove deve andare, abbiamo una governance molto chiara e stiamo procedendo a ritmi serrati verso la costruzione di una grande banca», ha detto Bonomi, aggiungendo che l’istituto è «pronto a cogliere le opportunità che si presentano sul mercato».
Sul tavolo rimane il tema delle sofferenze lorde che, complice la crisi economica in atto, sono cresciute del 18,3% nell’ultimo trimestre. L’ispezione della Banca d’Italia presso la banca – che è ancora in corso – dovrebbe dare risposte a proposito della rimozione degli add-on, i requisiti prudenziali imposti da Via Nazionale alla Bpm, ma anche su altri fronti «come alcune specificità della Banca di Legnano», ha aggiunto Montani.

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