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Bpm, la battaglia all’ultima delega

di Federico De Rosa

MILANO — Giù le mani dalla Bpm. Il direttore generale, Enzo Chiesa, non vuole estranei a Piazza Meda. E ieri lo ha gridato forte davanti all'assemblea dei dipendenti-soci dell'Associazione Amici della Bipiemme: «Quelli che mi mettono le mani in casa mi danno fastidio, la nostra casa la mettiamo a posto noi, da soli». Chiesa, candidato dagli Amici alla guida del futuro consiglio di gestione, ha detto di essere «stufo» di ciò che sta avvenendo fuori e dentro la popolare milanese, che sabato riunirà i soci — ne sono attesi 6.000 — per approvare il nuovo statuto duale e nominare i vertici.
Secondo fonti interne alla banca la lista guidata da Marcello Messori (Fabi-Fiba) sarebbe in vantaggio rispetto a Filippo Annunziata (lista Amici) sul fronte dei dipendenti, che dopo la rottura delle due sigle nazionali con i sindacati interni a Piazza Meda si sono divisi. I soci non dipendenti, che hanno presentato una loro lista, non hanno invece ancora preso posizione. Ieri il capolista Piero Lonardi è riuscito ad ottenere, grazie a un ricorso d'urgenza al Tribunale, l'accesso al libro soci ma ha comunque minacciato un esposto a Consob e Bankitalia per disparità di trattamento rispetto alle altre liste. L'ago della bilancia rischia di essere Assoinsieme, i soci pensionati, che ha dato libertà di coscienza ai propri associati. Ma sull'esito del voto per la nomina dei vertici di Bpm la vera incognita è un'altra: il numero di deleghe che ciascun socio potrà portare. L'attuale statuto ne prevede tre, che saliranno però a cinque con la nuova governance. Prima di sabato è atteso un chiarimento da Palazzo Koch.
Intanto Fabi-Fiba e Amici stanno proseguendo gli incontri con i soci della banca per conquistare voti — sono stati richiesti già 11.000 biglietti per votare — e ieri il road show delle due sigle, che sono sbarcate anche su Youtube, ha fatto tappa a Monza e oggi si trasferirà a Gallarate per chiudere poi venerdì la campagna a Piazza Affari. Ieri non c'era Messori, chiamato a Roma in Consob. Gli Amici, che oggi saranno nella sede di Piazza Meda, hanno invece riunito al Centro Servizi Bpm l'assemblea degli associati alla quale erano invitati Annunziata, Chiesa e Andrea Bonomi di Investindustrial, che punta a guidare il consiglio di gestione. Ed è stato piuttosto duro con il ticket Messori-Arpe: «Contro la vostra banca — ha detto — c'è un attacco preparato, ben pensato e organizzato che viene da lontano» di fronte al quale «dovete difendervi». Bonomi, in corsa con proprie candidature al consiglio di sorveglianza, è anch'esso a caccia di voti e per non rischiare di restare fuori, visto che non potrà far valere il suo 2,6%, ha chiesto a una società specializzata, Sodali, di trovare 100 soci o fondi con almeno il 2% che votino la sua lista.
E a proposito di liste ieri è arrivata in Consob la risposta di Bpm su eventuali collegamenti tra liste di maggioranza e minoranza. «Il concetto di liste di minoranza non sembra appropriato per definire le liste presentate dagli organismi di investimento collettivo» ha spiegato Piazza Meda, quindi «appare corretto ritenere che nei confronti delle stesse non trovi applicazione la normativa in tema di collegamento tra liste». Il ragionamento poggerebbe sul nuovo statuto che, rafforzando il ruolo dei fondi in consiglio, autorizzerebbe la deroga al Testo Unico della Finanza. La Consob farà le sue valutazioni e, per la parte relativa allo statuto, probabilmente sarà coinvolta Bankitalia.

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