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Bpm in utile, la conta dei consiglieri

I conti dei nove mesi di Bpm, con un utile di 134,4 milioni che rovescia la perdita di 105,9 milioni del 2012, confermano che la banca «è stata risanata, anche se c’è ancora molto da fare», ha spiegato il presidente del consiglio di gestione, Andrea Bonomi. Il rinnovo dei vertici cui la banca si appresta il prossimo 21 dicembre «è un’opportunità, visto che non sono stati ancora usati tutti gli strumenti manageriali per raggiungere la perfezione».
Il messaggio di ottimismo del banchiere, numero uno del fondo Investindustrial che con l’8,6% è il primo socio della popolare, si scontra però con l’incognita dell’assemblea. Nonostante due soci importanti come Investindustrial e Time & Life sa, il fondo guidato dal finanziere Raffaele Mincione che ha il 7% circa, in Bpm vale il voto capitario e dunque toccherà ai singoli soci — in primo luogo ai dipendenti-azionisti — scegliere l’assetto di governance per l’istituto. Le divisioni emerse all’interno del consiglio di sorveglianza sulla proposta di rinnovo anticipato del consiglio di gestione dopo l’uscita del consigliere delegato Piero Luigi Montani hanno fatto ridare l’ultima parola all’assemblea. Ma la situazione è parecchio incerta, visto che non si capisce ancora — a dieci giorni dalla presentazione del 25 novembre — chi presenterà le liste e chi saranno i candidati. Della partita dovrebbe essere Mincione, che ha schierato come advisor l’ex presidente del Consiglio, Lamberto Dini. Anche Investindustrial presenterà una sua candidatura per il posto (due al massimo) riservati ai fondi, ha spiegato ieri Bonomi in conference call. Mentre non ci saranno candidature dall’attuale consiglio di gestione, perché sarebbe «incoerente» visto che il management deve essere neutrale rispetto alle scelte dei soci. E anche perché non è chiara quale sarà la futura governance che verrà fuori dal voto assembleare.
Come ha ribadito più volte ieri Bonomi, di sicuro c’è che «dare una nuova governance alla Bpm è «essenziale» e «improcrastinabile. Noi ci abbiamo provato in varie maniere, ora la responsabilità ricade su chi ha il voto in assemblea. Abbiamo messo in essere negli ultimi due anni dei presidi che dovrebbero garantire che indietro non si torna. Lo scenario peggiore ipotizzabile, almeno dal mio punto di vista, è che siano presentate delle liste non adeguate al cambiamento. Se questa banca tentasse di tornare indietro, lo considererei molto grave e sia le autorità che i soci che le agenzie di rating dovrebbero prendere i dovuti provvedimenti».
In questa situazione di stallo, è toccato ieri al consigliere delegato ad interim, Davide Croff, presentare la trimestrale «i cui punti di forza» sono l’aumento dei ricavi (+9,7%), il rallentamento nella crescita dei crediti deteriorati (4,99 miliardi lordi, pari al 13,4%) con accantonamenti per 261 milioni (+24,5%). Il patrimonio è ora al 7,25% (core tier 1) ma dopo l’aumento di capitale da 500 milioni — la cui esecuzione sarà estesa fino a luglio — salirà al 10,32% anche per l’alleggerimento dei criteri prudenziali da parte di Banca d’Italia.

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