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Bpm in campagna elettorale Lonardi: dobbiamo crescere

MILANO — Esce allo scoperto Pietro Lonardi, il 69enne commercialista milanese leader storico dei soci non dipendenti della Popolare di Milano, che per la prima volta si candida alla presidenza dell’istituto dopo anni come consigliere di minoranza. I programmi sono chiari: rafforzamento patrimoniale per 500 milioni (richiesto dalla Banca d’Italia) così da mantenere la banca autonoma e tutt’al più «aggregante e non preda», e miglioramento della governance con più poteri al consiglio di sorveglianza.
Proprio per questi contenuti la lista presentata ieri, di cui è capolista, è battezzata «Bpm per l’indipendenza». E si contrappone a quella capitanata dal professore Piero Giarda, 77 anni, già consigliere di Bpm, ex presidente della Popolare di Lodi e ministro del governo Monti, e che è sostenuta dai sindacati nazionali dei bancari. Oltre alla compagine dei soci non dipendenti, Lonardi ha trovato sostegno anche all’interno dei dipendenti della Bpm, in parte di quella che era l’associazione Amici della Bipiemme organizzata dai sindacati interni. Con lui è schierato per esempio Ezio Maria Simonelli, figura molto influente sui soci dipendenti dell’istituto, numero due della lista. L’obiettivo è arrivare a 6 mila voti in assemblea.
All’assemblea del 21 dicembre il testa a testa sarà dunque tra Lonardi e Giarda, per la presidenza del consiglio di sorveglianza e la conquista di 11 posti sui 19 da votare. Il timore è di perdere l’indipendenza: «Ne sono certo. Giarda ha portato la Lodi nelle braccia» del Banco Popolare. «Certamente è stata un’operazione di sistema ma i risparmiatori ne hanno fatto le spese. Una fusione risolverebbe “l’anomalia” Bpm e sistemerebbe i conti» di chi aggrega. Nessuna indicazione invece sui nomi per il consiglio di gestione. Il tema è complesso perché dentro il consiglio di sorveglianza sulle nomine sono necessari due voti favorevoli da parte dei soci di capitale, almeno uno dei partner Credit Mutuel e Cr Alessandria e uno dei soci finanziari, cioè Investindustrial di Andrea Bonomi. «Noi faremo un consiglio di gestione di altissimo livello a garanzia del mercato che ci giudicherà», ha detto Simonelli. Tra i nomi di capi azienda circolati, Giuseppe Castagna (ex Intesa Sanpaolo) e Carlo Salvatori ma «sono molti di più, anche interni alla banca», ha detto Lonardi.
Fabrizio Massaro

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