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Bpm, i sindacati sondano Banca d’Italia sulla Fondazione per i soci dipendenti

La carovana degli azionisti della Bpm si rimette in movimento. In primavera tornerà sul tavolo la riforma della governance, tema delicatissimo per Piazza Meda, e con grande anticipo dentro la banca sono iniziati i movimenti per preparare l’appuntamento. La prima mossa l’ha fatta il presidente del consiglio di sorveglianza, Dino Piero Giarda, attorno al quale a metà novembre è nata l’Associazione per cooperativa Bpm. Sulla carta sarebbe la trasformazione in associazione della lista che aveva sostenuto l’elezione dell’economista alla guida di Piazza Meda. Giarda, si ricorderà, era stato appoggiato dai sindacati nazionali dei bancari. Con i quali avrebbe però perso l’allineamento. Tanto che in risposta all’Associazione per la cooperativa Bpm, i sindacati Fabi, Fisac e Uilca stanno lavorando alla nascita di una fondazione che farebbe da raccordo tra i dipendenti soci, con cui avviare il percorso di trasformazione della governance tenendo fermo il principio della cooperativa. La fondazione avrebbe anche l’obiettivo di mantenere la stabilità nella gestione della banca, affidata a Giuseppe Castagna, e dunque evitare strappi o sorprese, che alle assemblee di Piazza Meda non mancano mai.
Il progetto sarebbe coordinato dal segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, con il coinvolgimento degli omologhi della Fisac, Agostino Megale, e della Uilca, Massimo Masi, e l’idea della fondazione sarebbe stata anche comunicata informalmente alla Banca d’Italia.
I sindacati nazionali dei bancari temono che lo «spontaneismo» attorno a Giarda possa avere un seguito e portare a una forte frammentazione della base azionaria in tante associazioni. In Bpm ci sono già Assoinsieme, l’Associazione azionisti per Bpm, il Comitato soci per la difesa della popolare e da qualche settimana è nato il Progetto Lisippo, portato avanti dall’ex consigliere Giovanni Bianchini. Il rischio, secondo i sindacati, è che si creino spazi per una ridefinizione degli equilibri dentro Piazza Meda, a scapito della stabilità e degli stessi dipendenti, come è già avvenuto in passato con l’Associazione Amici della Bpm. Il ricordo è ancora fresco e c’è il timore che il rilancio della Bpm avviato da Castagna possa in qualche modo essere pregiudicato da un percorso di riforma della governance reso incerto dagli interessi dei nuovi gruppi di azionisti e da possibili rivendicazioni dei vecchi.

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