Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Bpm, Girondi al lascia o raddoppia Ipotesi super patto, il nodo Vigilanza

Da “re dei filtri” a “king maker” delle future mosse di BancoBpm? Oppure imprenditore col pallino delle banche in cerca di un investimento finanziario da far fruttare al meglio? Di certo il mantovano Giorgio Girondi, leader nel mondo dei sistemi di filtrazione con la sua Ufi Filters, è l’uomo a cui da qualche tempo si guarda con attenzione per capire dove andrà piazza Meda. Principale socio privato dell’ex popolare, Girondi ha rafforzato la propria posizione in BancoBpm lo scorso ottobre, quando di colpo ha fatto balzare la propria partecipazione dall’1% al 4,98% del capitale, a un soffio dal primo azionista, il fondo Capital Research, che detiene il 4,99%. Una mossa che oggi gli permette di vedere lievato del 50% il valore dell’investimento fatto, stimato inizialmente in 110 milioni di euro circa.

Il successo dell’operazione finanziaria ha fatto subito pensare a ulteriori acquisti di quote da parte dell’industriale, in una logica puramente speculativa da inquadrare nell’attesa fase di M&A in cui Banco Bpm potrebbe essere coinvolta. Indiscrezioni insistenti che però non trovano conferme dirette al momento, anche perchè l’imprenditore non prende posizioni ufficiali. Del resto Girondi non sarebbe nuovo a raid nel capitale della banche: in passato ha avuto quote intorno al 2% di Ubi, banca da cui è uscito realizzando una plusvalenza dopo l’Opas di Intesa Sanpaolo. Oppure in Carige. Tramite la holding Ggg, invece, l’imprenditore mantovano è stabilmente in Igea – Banca del Fucino, gruppo dove è entrato quota di rilievo (32,5%) a valle di un lungo iter autorizzativo.

Di sicuro al momento sul tavolo della Bce e di Banca d’Italia (che nello specifico deve istruire eventuali pratiche per autorizzare il superamento delle soglie rilevanti, a partire dal 10%) non ci sono dossier aperti. Resta il fatto che negli ultimi mesi qualcosa è cambiato nella scena. A partire dalla decisione di Girondi di creare a gennaio un patto di consultazione con altri due soci privati della banca: il fondatore di Calzedonia Sandro Veronesi (circa 1,5%) e Dario Tommasi, a capo dell’omonima famiglia di imprenditori vitivinicoli veronesi (1% circa). Nel complesso i tre azionisti mettono insieme circa 101 milioni di azioni, pari al 6,683% della banca. E contano cosi di porsi come interlocutori di peso in ottica M&A, accanto all’altro patto formato dalle Fondazioni, storiche azioniste di BancoBpm. La possibile sponda? Bper, anzitutto, dove Unipol e Fondazione di Sardegna rappresentano a loro volta i principali azionisti.

Il patto a tre Girondi-Veronesi-Tommasi, va detto, è di mera consultazione, e come tale non pone vincoli al voto. Si vedrà con il tempo se la natura del patto evolverà in un sindacato di voto. Oppure se, come ipotizza qualcuno, la quota sotto patto si arrotonderà con un rafforzamento dello stesso Girondi o tramite un allargamento ad altri soggetti, alcuni dei quali potrebbero essersi già messi alla finestra. Il superamento della soglia qualificata del 10% – o anche solo un suo avvicinamento – dovrebbe essere vagliato dalla Vigilanza, come ha mostrato il caso Del Vecchio-Mediobanca. Ma a quel punto dovrebbero essere presentate a Bankit-Bce anche le intenzioni future. Da puramente finanziario, quale è oggi, l’investimento si farebbe insomma strategico. Con tutte le eventuali conseguenze del caso sul fronte della governance.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

I gruppi controllati dal Tesoro e le utility locali pronti a presentarsi ai bandi del Recovery risp...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

In risposta alle proteste dei sindacati, il governo ha aumentato la no tax area per i pensionati e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’attuale testo del Ddl di Bilancio 2022 prevede la proroga fino al 2025 del bonus investimenti i...

Oggi sulla stampa