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Bpm, giro di vite di Montani contro i privilegi degli Amici

Potrebbe essere l’ora della resa dei conti. Il clima che da quest’estate si respira tra i dipendenti della Popolare di Milano non sembra più quello degli anni passati, complice una lettera che il nuovo amministratore delegato, Piero Montani, ha deciso di inviare all’Associazione Amici della Bipiemme. Intorno a questo organismo si coagula un centro di potere che come ha di recente stabilito la Consob «è in grado di condizionare la gestione e le scelte strategiche della banca».
L’oggetto della lettera, datata 19 giugno, sono le «Consuetudini aziendali in materia di permessi, disponibilità di locali e di strumenti aziendali, in favore dell’Associazione Amici della Bipiemme ». Da una revisione interna è emerso che gli Amici, un’associazione che raccoglie più di duemila azionisti tra dipendenti, famigliari e clienti della Banca, godono «di alcuni benefici e sostegni logistici, normativamente
non giustificati». In particolare, alcuni lavoratori che ricoprono cariche nell’associazione si astengono dal servizio «senza dover fornire giustificazioni » e utilizzano a loro piacere «locali, postazioni, e strumenti di lavoro (quali utenze telefoniche fisse e mobili, caselle di posta elettronica)». In pratica l’Associazione avrebbe creato una sorta di struttura interna alla banca, alle spese della stessa banca, senza averne peraltro il diritto.
Montani ha pensato bene di porre fine alla cuccagna e ha intimato di riconsegnare tutti gli strumenti utilizzati non appropriatamente entro la fine di luglio. Per le assenze dal lavoro, il diktat è chiaro: «gli esponenti di codesta associazione titolari di cariche sindacali potranno avvalersi esclusivamente dei permessi previsti dalla vigente normativa ». Si tratta di una svolta, perché l’Associazione, grazie anche a questi benefici ha fatto il bello e il cattivo tempo all’interno della banca. La dimostrazione arriva da una sanzione che la Consob ha inferto ai membri del Consiglio direttivo e del Comitato di controllo e garanzia dell’Associazione Amici della Bipiemme, accusati, ai sensi dell’articolo 122 del Testo unico della finanza, di non aver comunicato un patto parasociale che ha permesso nell’assemblea tenutasi lo scorso ottobre di indirizzare le votazioni e di bloccare le modifiche alla governance chieste dalla Banca d’Italia. In quella riunione, i 2.480 “Amici” presenti su circa 4.100 votanti hanno scelto il futuro della banca: «l’associazione – scrive la Consob nel documento sanzionatorio contro il quale gli Amici possono fare ricorso entro il 20 settembre – è stata in grado di condizionare la gestione e le scelte strategiche della banca, anche sotto il profilo dell’organizzazione interna». Alle medesime conclusioni, è giunta anche la procura di Milano.
Nell’ordinanza che ha portato all’arresto dell’ex presidente della banca, Massimo Ponzellini, i pm Roberto Pellicano e Mauro Clerici hanno ipotizzato una sorta di patto “scellerato” per il controllo della banca tra gli Amici e lo stesso Ponzellini. In cambio dell’appoggio elettorale, Ponzellini avrebbe garantito all’associazione i suoi privilegi, mentre l’ex presidente avrebbe avuto mano libera sui finanziamenti.

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