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Bpm, ecco il piano alternativo alla Spa

Il mercato presenta il conto alla Banca Popolare di Milano, mentre si fa sempre più complicata la corsa a ostacoli verso l’assemblea di giugno sulla trasformazione in spa. Sabato i soci hanno bocciato a larghissima maggioranza la proposta di introdurre il voto elettronico da casa, visto dagli ambienti sindacali come un grimaldello per favorire l’approvazione della spa, e ieri la Borsa ha subito reagito, punendo Bpm con un calo del 3,89% a 0,507 euro, che l’ha relegata in coda al paniere principale di Piazza Affari.
Le quotazioni sono state penalizzate anche dalla discesa nel capitale dell’istituto di Raffaele Mincione, secondo azionista della banca. In base alle comunicazioni Consob sulle partecipazioni rilevanti, il Capital Investment Trust di Mincione ha tagliato la propria quota al 6,999% dall’8,267% detenuto in precedenza. La correzione è avvenuta il 23 aprile e cioè all’indomani delle dimissioni dell’ex presidente del consiglio di sorveglianza, Filippo Annunziata. L’attenzione degli investitori si concentra tuttavia proprio sulle probabilità che ha la Bpm spa immaginata dal presidente del consiglio di gestione, Andrea C. Bonomi, di vedere effettivamente la luce nell’assemblea straordinaria del 22 giugno. Bonomi e il consigliere delegato, Piero Montani, dovranno cercare di abbattere il muro formato dai sindacati, ricompattati dopo le recenti divisioni proprio dalla battaglia contro la spa. A tenere banco nelle prossime settimane sarà poi la proposta alternativa, presentata il 4 aprile scorso da tre consiglieri di sorveglianza, per rivedere la governance della banca senza rinunciare alla cooperativa e al voto capitario. Il piano «Idea!» firmato da Maurizio Cavallari, Ruggiero Cafari Panico ed Enrico Castoldi, i cui dettagli sono stati riferiti ieri da Radiocor-Il Sole 24 Ore, prevede un cds da 15 componenti, eletto con il voto per testa. Otto consiglieri tratti dalla lista di maggioranza, due da quella di minoranza, due i rappresentanti di Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e Credit Mutuel, mentre gli ultimi tre sarebbero espressione degli azionisti di capitale. Questi ultimi, più il presidente del cds senza diritto di voto, sarebbero i soli componenti del comitato nomine, cui spetterebbe il compito di proporre i nomi da eleggere in consiglio di gestione. Il cdg avrebbe tra i cinque e i nove componenti. I tre consiglieri “dissidenti” puntano ora a verificare la possibilità di presentare il piano alla Banca d’Italia e, se dovesse arrivare l’ok della Vigilanza, a raccogliere le firme necessarie (2mila soci) per convocare un’assemblea in cui metterlo ai voti.
Quello di Palazzo Koch, notano molti osservatori, appare tuttavia un nodo difficile da sciogliere, soprattutto per quanto riguarda un aspetto rilevante: il bilanciamento dei poteri tra cds e cdg. Il progetto «Idea!» prevede infatti di assegnare alla sorveglianza più forti poteri di controllo sulla gestione, ipotesi che negli ultimi mesi Bankitalia ha più volte dimostrato di vedere come fumo negli occhi, leggendoci il tentativo di tornare a pratiche di commistione tra proprietà (soprattutto per quanto riguarda i dipendenti soci) e gestione già censurate in passato. Rischio che, da parte loro, i tre consiglieri escludono, parlando di equilibrio tra i due consigli e di una gestione affidata al 100% ai soci di capitale grazie alla composizione del comitato nomine.
In attesa di sviluppi sui diversi fronti aperti, la partita Bpm ha visto ieri la discesa in campo di un giocatore inatteso: Matteo Arpe, nell’ottobre 2011 candidato alla guida di Bpm e sconfitto da Bonomi, si è schierato apertamente con i sindacati e contro la trasformazione in spa. Arpe appoggia in particolare le posizioni del segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, giudicate «molto convincenti». Pur ribadendo di non avere «interesse a tornare indietro e a guardare» il dossier Bpm, Arpe ha dichiarato «le banche popolari non si stanno trasformando in spa». «Oggi il modello cooperativo funziona bene – ha aggiunto – mentre sulle grandi banche spa c’è un tema di azionariato che è importante».

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