Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Bpm, è stallo sul nuovo vertice Duello per cambiare il board

Il colpo di teatro in Bpm, dove le sorprese non mancano mai, lo ha riservato stavolta il finanziere italo-britannico Raffaele Mincione, secondo socio della Popolare di Milano con il 7% detenuto attraverso il The Capital investment trust basato a Jersey. Rimasto silente per due anni e mezzo dopo essere entrato nella banca durante l’operazione che fece prendere il controllo della banca alla Investindustrial di Andrea C. Bonomi (nella foto ), ieri si è rifatto vivo inviando al consiglio di sorveglianza presieduto da Giuseppe Coppini un parere pro-veritate dello studio legale Nctm che nega la possibilità di rinnovare in maniera temporalmente sfalsata i due consigli che reggono la banca, quello di sorveglianza e quello di gestione (presieduto da Bonomi). La lettera, inviata anche alla Banca d’Italia e alla Consob denuncia un «pericolosissimo precedente di mutamento delle regole del gioco in corso di partita».
La mossa di Mincione — che secondo alcuni osservatori delle vicende di Bpm sarebbe di fatto schierato con una parte dei dipendenti-soci che si oppongono a Bonomi — ha scompaginato i giochi, entrando a gamba tesa nel travagliato processo di ricerca di un nuovo consigliere delegato al posto di Piero Luigi Montani, appena passato a Banca Carige. E ha accentuato le distanze all’interno del consiglio di sorveglianza, dove sono in maggioranza i rappresentanti dei dipendenti-soci. Così ieri dopo oltre sei ore il board ha sospeso la seduta e si è aggiornato a questa mattina alle dieci, senza prendere alcuna decisione. Sembra tuttavia che lo sbocco più probabile sia quella delle dimissioni collettive del consiglio di sorveglianza, e a cascata del consiglio di gestione, per superare lo stallo nella scelta del nuovo capo azienda, andando al rinnovo anticipato degli organi di governo rispetto alla scadenza naturale di aprile.
La contesa si è giocata sulla nomina del consiglio di gestione. L’idea di Bonomi era di rinnovare anticipatamente il consiglio di gestione, allo scopo di garantire al nuovo capo-azienda, ancora da cooptare nell’organismo, tre anni di mandato pieni. Questa sarebbe stata per esempio la condizione posta da Giuseppe Castagna, ex direttore generale di Intesa Sanpaolo, per assumere l’incarico. E anche il cacciatore di teste Egon Zender aveva evidenziato le difficoltà di proporre ai candidati un incarico sicuro solo per sei mesi. Dalla sua Bonomi aveva tre pareri legali di altrettanti studi importanti milanesi (Portale, Montalenti e Marchetti) e un orientamento analogo era arrivato dall’avvocato Angelo Benessia, incaricato dal consiglio di sorveglianza. Tuttavia la sola opposizione ufficiale di Mincione è bastata per rimettere tutto in discussione. Il nodo era che il rinnovo anticipato del consiglio di gestione avrebbe privato i soci-dipendenti del diritto di nominare i vertici in assemblea. Così ora sembra che la «soluzione istituzionale» (così è stata definita da fonti vicine alla banca) possa essere determinata dalle dimissioni dell’intero consiglio o di almeno parte qualificata dei suoi 17 componenti.
Se sarà perseguita questa strada resteranno in bilico la riforma della governance con l’introduzione della «popolare bilanciata» e l’aumento di capitale da 500 milioni che deve partire entro gennaio. E c’è anche da presentare piano industriale e conti: un compito che dovrebbe essere solto dal consigliere delegato ad interim , Davide Croff.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sarà un’altra estate con la gatta Mps da pelare. Secondo più interlocutori, l’Unicredit di And...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«La sentenza dice che non è possibile fare discriminazioni e che chi gestisce un sistema operativo...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un nuovo “contratto di rioccupazione” con sgravi contributivi totali di sei mesi per i datori di...

Oggi sulla stampa