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Bpm e il nodo aumento

È stata una giornata di forti vendite su Banca popolare di Milano (chiusura a 2,86 euro, -3,57%) anche dopo che, in mattinata, l'istituto ha dichiarato di non avere preso alcuna decisione in merito all'aumento di capitale e di non aver dato alcun mandato. Ha pesato sul titolo, il peggiore del Ftse Mib, infatti l'ipotesi apparsa sui quotidiani di un aumento di capitale da 600 mln euro per rinforzare i ratio patrimoniali.

Intermonte ha fatto notare che era già stata segnalata la necessità di un aumento di capitale da 500 mln euro al prezzo di 1,75 euro, atto a rimborsare i T-bond, in quanto il convertendo è fortemente «out of the money» e non consente di dare più sufficienti garanzie di rimborso dei bond governativi.

«Molte case d'affari», ha rilevato un altro esperto, «avevano nelle loro stime una ricapitalizzazione, ma l'ammontare citato dalla stampa è superiore alle previsioni. In ogni modo, 600 mln euro è una dimensione che potrebbe essere verosimile e consentirebbe alla banca di ripagare i Tremonti bond e avere ancora risorse disponibili dalla ricapitalizzazione». Occhi puntati, quindi, su lunedì, giorno in cui è previsto un incontro informale tra il presidente, Massimo Ponzellini (che mercoledì sera si è recato a palazzo Chigi, dove era presente il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta) e i consiglieri. Questi potrebbero esprimersi sull'irrobustimento della banca e lo stesso presidente potrebbe anche esprimere valutazioni sull'operato del d.g. Fiorenzo Dalu

Inoltre, Bankitalia sta monitorando la situazione, dopo le dure contestazioni dei sindacati a Dalu. Fisac-Cgil, Uilca e Fabi, maggioritarie in piazza Meda, hanno chiesto al presidente Massimo Ponzellini di sostituire il d.g., alla luce di alcune specifiche scelte di strategia generale: una bomba, la cui eco è subito rimbalzata in via Nazionale.

Diversi elementi, peraltro, suggeriscono che la crisi ha origini lontane e che gli interessi in gioco sono molto ramificati. Fabi, Fisac e Uilca non contestano carenze gestionali, ma solo alcune ipotesi di lavoro. In particolare, i sindacati puntano l'indice su un progetto di razionalizzazione, che andrebbe nella direzione della banca unica.

Alcune controllate dovrebbero confluire nella capogruppo per abbattere i costi e cancellare le sovrapposizioni. Il progetto è ancora allo stadio iniziale e la sua realizzazione dipende da molte incognite. Ma le contestazioni non si fermano qui. Fabi, Fisac e Uilca puntano l'indice anche contro un piano di taglio dei costi voluto da Dalu per soddisfare le richieste di Bankitalia in tema di liquidità. Nel mirino dei sindacati ci sarebbe poi la razionalizzazione della direzione del personale. Tali argomentazioni lasciano però intuire moventi più profondi: la governance dell'istituto e la nuova geografia della compagine sindacale. La recente scissione della Fisac ha infatti modificato gli equilibri interni di piazza Meda proprio mentre si avvicina il rinnovo dei vertici degli Amici della Bpm. Il nuovo assetto dell'associazione sarà determinante in vista dell'assemblea che, nel 2012, dovrà eleggere il nuovo cda.

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