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Bpm e Corallo trattano, per 25 milioni

La firma è vicina. La Banca Popolare Milano è a un passo dalla chiusura della vicenda Atlantis-Bplus. Ieri mattina il consiglio di gestione di Piazza Meda ha approvato la proposta di accordo transattivo pervenuta Francesco Corallo, l’imprenditore del gioco d’azzardo finito al centro di un’inchiesta che aveva portato all’arresto dell’ex presidente di Bpm, Massimo Ponzellini, e del suo braccio destro Antonio Cannalire, costringendo lo stesso Corallo alla latitanza. A novembre dell’anno scorso la Cassazione ha revocato gli ordini di custodia, ma in Tribunale a Milano c’è ancora la querela sporta dalla banca milanese per i finanziamenti concessi dalla vecchia gestione alle società dell’imprenditore. Corallo ha chiesto di ritirarla in cambio di un accordo. Ieri pomeriggio c’è stato un vertice tra i legali delle parti per cercare di stringere i tempi e arrivare rapidamente alla firma.
Il presidente di Bpm, Andrea Bonomi, potrebbe quindi mandare in archivio un altro dei dossier scomodi lasciati in eredità dalla passata gestione. In cambio della revoca della querela Corallo chiuderebbe i finanziamenti con Bpm, restituendo la parte utilizzata del fido da 148 milioni concesso alle sue società (circa 25 milioni), impegnandosi inoltre a vendere qualche migliaio di diritti per videoterminali per coprire con l’incasso le fidejussioni prestate da Piazza Meda ai Monopoli per conto di Bplus, che verrebbero sostituite. In cambio la popolare milanese ritirerebbe la querela relativa ai finanziamenti concessi dalla vecchia gestione a Corallo. La proposta prevederebbe anche la nomina di un collegio arbitrale a cui spetterà quantificare i danni provocati a Bpm dalla vicenda Bplus.
Un ristoro per il danno reputazionale, a cui Bonomi e Piero Montani vorrebbero intanto porre rimedio chiudendo subito i rapporti con Corallo. Che finirebbero in soffitta insieme al bond convertendo, alle Porsche Cayenne dei sindacalisti, ai bonus regalati a seconda dell’appartenenza, agli Amici della Bipiemme e ai vari potentati che negli scorsi decenni hanno comandato a Piazza Meda. Uno dopo l’altro sono stati smontati dal duo Bonomi-Montani. I quali hanno anche avviato un’indagine interna sulla vicenda, che si è conclusa da poco, da cui sono emerse non poche anomalie: premi ai dirigenti sindacali in base agli iscritti, aumenti di stipendio retroattivi (con ovvii arretrati), promozioni a chi in banca non aveva alcun compito.
E ancora, percorsi paralleli nell’organigramma della banca e nelle gerarchie degli Amici della Bipiemme fatti da alcuni sindacalisti, arrivati anche al grado di direttore di sede con avanzamenti multipli nello stesso anno. Su 130 dipendenti-sindacalisti di cui sono state esaminate le posizioni, le promozioni sono state 194 tra il 2006 e il 2010. Segno che la metà dei sindacalisti è stata promossa due volte. E chi non era così fortunato poteva rifarsi con gli aumenti di stipendio. Anche da 40 mila euro l’anno.

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