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Bpm e Banco Popolare studiano il maxipolo

Oggi alle 14 in Commissione Finanze alla Camera Ettore Caselli, presidente di Bper e di Assopopolari — la lobby della banche coop — esporrà la linea degli istituti sul decreto Renzi che trasforma in spa le dieci Popolari con attivi oltre gli 8 miliardi di euro. Ma dentro le singole banche i manager studiano già le strategie future. E le possibili aggregazioni. 
I banchieri puntano ad ottenere modifiche in alcuni punti importanti come il tetto al diritto di voto: «È il correttivo più semplice», ha detto Pierfrancesco Saviotti, ceo di Banco Popolare. In mattinata si riunirà il consiglio di Assopopolari per approvare il testo che Caselli leggerà alla Camera sulla base del disegno di auto-riforma elaborato dai saggi Angelo Tantazzi, Alberto Quadrio Curzio e Gaetano Marchetti.
Caselli dovrebbe rivendicare l’importanza storica del modello cooperativo, per poi aprire al dialogo. Il vento ormai tira da un’altra parte: dopo Banca d’Italia, anche l’Antitrust ha espresso «apprezzamento» per la riforma perché, ha spiegato il presidente Giovanni Pitruzzella, elimina «un ostacolo giuridico alla contendibilità». E poi dentro Assopopolari — in cui siedono i presidenti delle banche — ci sarebbero accenti diversi, mentre i capi-azienda sono già proiettati nella nuova dimensione: ricevono gli studi delle banche d’affari sui possibili schemi del risiko. E ne ragionano tra loro.
«È una fase in cui ci sono colloqui generali con tutti, ma nulla di particolare», ha detto il ceo di Bper Alessandro Vandelli, che si è candidato a giocare un ruolo aggregante tra le Popolari. Giuseppe Castagna, di Bpm, è stato ancora più esplicito: «Se questo decreto verrà convertito e si creeranno le opportunità, potremo costituire un polo aggregante insieme a tutti quelli che sposano il progetto di creare un terzo o quarto polo importante. Ora abbiamo questa occasione di farlo, magari tra popolari, vedremo se è un progetto condiviso».
Tutti aspettano di sapere come sarà effettivamente la legge: l’eventuale tetto al possesso azionario per esempio influenzerebbe di molto il quadro. «Aspettiamo di conoscere le regole prima», ha ripetuto Victor Massiah, la cui Ubi è vista come il soggetto potenzialmente aggregante di Mps. Di parere avverso è invece Vincenzo De Bustis, direttore generale della Popolare di Bari: «Dall’estero sono tantissimi pronti a fare take over. Dicono: “quanto serve? 500-1 miliardo?”. In Italia vengono, poi ci pensano loro ad aggiustare l’azienda ma comandano loro. Questo è un problema serio di Paese».

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