Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Bpm e Banco Popolare più vicine La mossa di Castagna con la Bce

MILANO Si sblocca la trattativa tra Bpm e Banco Popolare. Dopo l’incontro di mercoledì al Tesoro tra il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e gli amministratori delegati di Bpm, Giuseppe Castagna e di Ubi, Victor Massiah, in cui sarebbe stata affrontato il tema delle aggregazioni — cioè Bpm-Banco e Bpm-Ubi, nonché l’ipotesi di una fusione a tre Ubi-Bpm-Montepaschi — ieri è arrivato il sostanziale via libera del governo all’asse Milano-Verona, considerata l’ipotesi più ragionevole. Castagna ieri ha preso contatti con la Bce per spiegare la sostenibilità patrimoniale e finanziaria dell’operazione.
Un’aggregazione tra Banco (assistito da Merrill Lynch, Mediobanca e Colombo & associati) e Bpm (seguito da Lazard e Citi) creerebbe un colosso da 6,5 miliardi di capitalizzazione, 2.340 sportelli, 25 mila dipendenti. Ma anche con 14 miliardi di sofferenze, coperte per il 41%, in gran parte portate in dote dal Banco (10,9 miliardi). Non è escluso che il combinato delle due entità risulti avere un deficit patrimoniale, che può essere colmato con operazioni straordinarie o un aumento di capitale. La governance appare invece definita: il ceo sarà Castagna, con i veronesi Carlo Fratta Pasini confermato alla presidenza e Pierfrancesco Saviotti alla guida del comitato esecutivo, e l’autonomia della Bpm spa per almeno sei anni.
Secondo fonti vicine alla vicenda, oltre ai numeri a pesare sarebbe stato anche il pragmatismo del governo e la mossa del sindaco di Verona, Flavio Tosi, che con il movimento Fare! ha deciso di appoggiare Renzi portandogli il voto di tre senatrici risultati decisivi per bocciare le mozioni di sfiducia. A Verona ha sede il Banco e Tosi più volte si è espresso per la nascita di un polo attorno al Banco che, dopo il rafforzamento con Bpm, possa puntare su Veneto Banca.
Resta fuori dalla partita del risiko, almeno per adesso, Ubi (assistita da Credit Suisse e Morgan Stanley). E, a cascata, anche il Montepaschi. Massiah non sarebbe disponibile a prendere da solo Mps perché si è sempre detto interessato a operazioni che creano valore. I conti 2015 di Mps resi noti ieri potrebbero tuttavia fare la differenza: dopo 5 anni di perdita Siena è tornata in utile per 390 milioni grazie alla riscrittura, imposta dalla Consob, del derivato Alexandria. Il patrimonio risulta stabile e i crediti deteriorati in calo a 46,9 miliardi. Siena è interessante perché vale poco: appena 2,1 miliardi, circa 0,2 volte il patrimonio netto, dopo aver perso quasi metà del valore in un mese. A questi prezzi Ubi potrebbe anche affrontare un sacrificio in termini patrimoniali, in cambio di 5 milioni di clienti che Siena porterebbe in dote.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Con una valutazione pari a tre volte i ricavi, ossia di 1,5 miliardi di euro, Cedacri sta per essere...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ecco uno squarcio sui ritardi del piano italiano per accedere ai 209 miliardi del Next Generation Eu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Alla fine il governo ha deciso di sposare la linea del Comitato tecnico scientifico: scuole di ogni ...

Oggi sulla stampa