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Bpm «dimezza» il convertendo

di Alessandro Graziani

La Banca Popolare di Milano tende la mano ai clienti-investitori e, in vista dell'imminente aumento di capitale da 1,2 miliardi, si avvia a proporre la revisione delle condizioni del prestito convertendo da 400 milioni, scadenza 2013, che al momento dell'emissione era stato contestato dalla Consob e dal mercato. Nel consiglio di amministrazione di Bpm di martedì scorso, stando alle indiscrezioni, il presidente Massimo Ponzellini avrebbe già informato il board di avere allo studio «una revisione del convertendo». E sul tema sarebbe al lavoro il management team guidato dal candidato direttore generale Enzo Chiesa, che sarà nominato dg dal consiglio del prossimo 12 maggio, insieme alle banche che assisteranno il gruppo nel riassetto finanziario.

Secondo quanto trapela dagli advisor legali e finanziari, l'idea dei vertici della Bpm è di modificare le condizioni del prestito convertendo che scade nel 2013 e che ha un prezzo obbligato di conversione di 6 euro per azione. Considerato che l'attuale prezzo di mercato del titolo è ci circa 2,2 euro, per i soci-sottoscrittori la conversione (obbligata) rappresenterebbe un salasso. Le obbligazioni erano state collocate due anni fa, in contemporanea alla sottoscrizione dei Tremonti Bond (per 500 milioni), e avevano creato rilievi sia da parte della Consob – che aveva contestato violazioni della Mifid sulla sollecitazione alle adesioni da parte dei risparmiatori – sia da parte degli investitori istituzionali, che avevano protestato contro il prezzo di conversione troppo elevato. Ora i vertici della Popolare di Milano sembrano intenzionati a cambiare atteggiamento. E a venire incontro al mercato.

L'idea sarebbe quella di favorire la conversione immediata del prestito, raddoppiando il numero delle azioni da assegnare ai sottoscrittori del convertendo in modo da dimezzare da 6 a circa 3 euro il prezzo di conversione. Se si considera che, nel frattempo, i sottoscrittori del prestito hanno incassato cedole annue del 6,75%, la somma del capitale rimborsato più le cedole incassate andrebbero a compensare quasi integralmente l'investimento iniziale.

Il progetto di «neutralizzazione» del convertendo dovrebbe andare all'esame del cda Bpm di martedì prossimo, che ha già all'esame il varo dell'aumento di capitale fino a 1,2 mliardi e il nuovo piano industriale. Se l'operazione sarà approvata dal board, come è probabile, il cda porterà il tema all'esame dell'assemblea straordinaria dei soci del 25 giugno che, tenendo conto della novità sul convertendo, dovrà essere preceduta da un'assemblea speciale degli obbligazionisti che dovranno approvare le variazioni alle condizioni del prestito.

Le decisioni del vertice della Bpm arrivano in una fase difficile per l'istituto milanese. Ieri l'agenzia internazionale Moody's ha annunciato di aver posto i rating di Bpm sui depositi a lungo termine, su quelli a breve e sulla forza finanziaria del gruppo sotto revisione in vista di un possibile downgrade. Nel suo comunicato, Moody's ha spiegato che la decisione riflette gli elementi di debolezza rilevati dalla recente ispezione della banca d'Italia e che appaiono superiori a quelli stimati sino ad ora e come tali riflessi nel rating corrente. In particolare Moody's guarderà alla capacità della banca di ridurre «il controllo dell'associazione dei dipendenti sul cda».

 

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