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Bpm declassata a «junk» da Fitch

Consultazioni a oltranza per l’ex ministro Piero Giarda per la lista da presentare alla prossima assemblea della Banca Popolare di Milano in calendario per il 21 dicembre: il professore avrebbe dovuto sciogliere ieri la sua riserva sull’eventuale candidatura per il rinnovo dei vertici della banca, ma la decisione è slittata a oggi o al massimo domani, giusto in tempo per procedere alla raccolta delle 300 firme necessarie. Nessuna esitazione, invece, da parte di Fitch, che ieri sera si è accodata a S&P e ha tagliato il rating di Piazza Meda portandolo a livello ‘junk’, spazzatura.
Più del downgrade, però, a tener banco è la formazione delle liste per il nuovo Consiglio di Sorveglianza, a una settimana dal termine per depositarle. Al centro dell’attenzione, gli incontri e i colloqui di Giarda con sindacati nazionali, rappresentanti locali e pensionati, vale a dire le innumerevoli anime che caratterizzano la base soci della banca e che di fatto anche tra un mese determineranno l’esito della prossima assemblea. Venerdì sera l’ex ministro aveva annunciato che dopo il fine settimana avrebbe dichiarato le sue intenzioni, ma a quanto pare una decisione non è ancora stata presa: la sensazione è che alla fine Giarda correrà, ma in queste ore l’attività è febbrile, tra le consultazioni e la preparazione – statuto alla mano – delle mosse successive in caso di (probabile) vittoria, a partire dalla nomina del consiglio di gestione e dall’avvio senza indugio dell’aumento di capitale, che però necessita di segnali chiari anche sul fronte della riforma della governance, vera causa delle divisioni in piazza Meda.
Giarda gode dell’appoggio delle segreterie nazionali di Uilca e Fiba-Cisl, ma potrebbe catalizzare anche i voti di Fabi, Fisac-Cgil e associazione pensionati; una base di partenza più che consistente ma che, da sola, non darebbe la certezza di una maggioranza alle urne: per averla occorre l’appoggio delle rappresentanze di Piazza Meda di Uilca e Fiba, in passato egemoni, e proprio qui si sarebbero concentrati gli ultimi sforzi dell’ex ministro, che prima di scendere in campo vuole avere la certezza di un consenso ampio. Al lavoro c’è anche il socio di capitale Raffaele Mincione, in tandem con Lamberto Dini che però nei giorni scorsi aveva fatto intendere di subordinare la propria disponibilità, anche in questo caso, a un appoggio trasversale da parte della base; terza lista probabile quella guidata da Piero Lonardi, mentre è certo che Investindustrial presenterà la propria, candidandosi così ad occupare i posti, due, spettanti ai fondi. Fuori dalla mischia, per ora, l’attuale presidente del Consiglio di gestione, Andrea C. Bonomi («Siamo imparziali: non siamo né da una parte né dall’altra, seguiamo tutto in modo anglosassone), anche se non è escluso possa arrivare da parte sua un appoggio alla lista Giarda, magari per ottenere – per sé o per una sua persona di fiducia – la conferma alla presidenza del board di gestione.
Certo la situazione resta molto fluida, dentro e fuori dalla banca, considerata anche la marcatura stretta di Banca d’Italia e Consob. Anche così si spiega la volatilità a Piazza affari: se oggi il titolo Bpm sconterà, probabilmente, il declassamento di Fitch, ieri il titolo ha brillanto sulle nuove voci di possibili aggregazioni nel mondo delle popolari, con Piazza Meda considerata “sposa ideale” del Banco Popolare: l’ipotesi, promossa anche dagli analisti di Intermonte e Kepler Cheuvreux ha consentito a Bpm di mettere a segno un balzo del 3,12%, mentre il Banco ha chiuso la seduta a +6,11 per cento.

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