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Bpm, dalla Sorveglianza un’ipotesi per il riassetto

«Ci sono molte ipotesi» sulla riforma della governance della Banca Popolare di Milano, che per arrivare a una sintesi avrà bisogno di «tutti i giorni fino a fine ottobre». Così ha detto ieri il presidente del Consiglio di gestione, Andrea C. Bonomi, a margine dell’esecutivo Abi: «Ci sono molte alternative – ha sottolineato – ma il risultato è uno solo, quello di diventare una banca normale».
A differenza di quanto inteso in un primo momento dal mercato, dove il titolo ha chiuso con un balzo del 7,12% e il 3,3% del capitale scambiato, sul tavolo per il momento non c’è la trasformazione in società per azioni, ma il cantiere è apertissimo. Fuori dalla porta resta l’aumento di capitale da mezzo miliardo che per essere lanciato aspetta indicazioni precise sulla riforma della governance, dentro si lavora a tappe forzate per approdare a una proposta che possa raccogliere le indicazioni di Banca d’Italia e al tempo stesso trovare il via libera dell’assemblea dei soci – passaggio delicato, visti i precedenti – che andrebbe comunque convocata tra la fine dell’anno e l’inizio del 2014.
Di certo, a una sua proposta sta lavorando il Consiglio di Gestione: l’aveva fatto intendere lo stesso Bonomi al termine dell’assemblea di giugno, e nella sostanza l’ha confermato nei giorni scorsi. Ma intanto, si apprende, anche il Consiglio di Sorveglianza starebbe costruendo, con i propri consulenti, una sua ipotesi. Se n’è iniziato a parlare ieri, quando l’organo si è riunito per discutere la risposta – che dovrà essere inviata al massimo il 23 settembre – al verbale ispettivo lasciato dalla Banca d’Italia a fine luglio. Insieme a una serie di rilievi sull’operatività della banca, Via Nazionale puntava il dito sulla necessità di una modifica sostanziale della governance, ed è per questo che ieri – nel confronto sulla risposta da inviare a Via Nazionale – sono emersi i primi punti di quella che nelle prossime settimane dovrebbe diventare la proposta del Cds in fatto di governance.
Il modello popolare non è in discussione ma, in particolare, la Sorveglianza punterebbe a proporre l’allargamento del Consiglio di Gestione da cinque a sette componenti, con l’ingresso di due nuovi indipendenti; riduzione in vista, invece, per il Consiglio di Sorveglianza, che oggi – statuto alla mano – può arrivare a contare fino a 19 membri e che un domani dovrebbe fermarsi al massimo a 15. Non solo: il Cds proporrebbe anche di rivedere l’attribuzione dei poteri tra i due organi, di fatto trasferendo dalla Sorveglianza alla Gestione quello della programmazione strategica, in linea con le nuove linee guida dell’Eba sulle banche con governance duale.
Prime idee, queste, di un piano che nelle prossime settimane sarà oggetto di una discussione in Sorveglianza, e che comunque intende venire incontro alle richieste della Banca d’Italia: tra le istanze del regolatore, come si leggeva nel verbale ispettivo lasciato a luglio, quella di «una più equilibrata rappresentanza degli interessi degli stakeholders, allo stato ancora sbilanciata in favore dei dipendenti-soci»; più nel dettaglio, poi, gli ispettori puntavano il dito contro alcune «distonie»: la «pletorica composizione» del Cds con relativa «proliferazione delle articolazioni interne», gli «sconfinamenti dalle peculiari funzioni di controllo» sempre da parte del Cds ma anche «il ridotto numero dei componenti del Consiglio di Gestione», una situazione che «costituisce un limite oggettivo alla dialettica interna».
Il confronto proseguirà serrato nei prossimi giorni, ma l’impressione è che il clima sia buono (complice, forse, l’attesa per le sanzioni preannunciate da Bankitalia ai componenti del Cds). Fondamentale, comunque, capire anche come si schiererà alla fine il sindacato: ieri è bastato che si tornasse a parlare di governance per destare subito un comunicato della Uilca che, con il segretario generale, Massimo Masi ha ribadito il suo «no» a un’eventuale trasformazione in Spa e il suo appoggio a «una popolare normale ed efficiente».

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