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Bpm crolla in Borsa con l’addio alla spa

L’appeal speculativo è scomparso. Svanito insieme al sogno di Andrea Bonomi di trasformare la Bpm da cooperativa in società per azioni. Per ora torna nel cassetto. Ieri in Borsa c’è stata una fuga di massa dal titolo della popolare milanese, piegato dalle voci di un possibile rinvio del progetto di trasformazione in spa. Per gran parte della mattinata Bpm non è riuscita a entrare in negoziazione per la forte ondata di vendite. Poi gli scambi sono partiti, con un ribasso dell’8% cresciuto via via fino al -9% della chiusura.
Oggi a Piazza Meda si riuniranno consiglio di gestione e di sorveglianza da cui potrebbe arrivare l’annuncio ufficiale del rinvio. Rinvio deciso dopo aver toccato con mano, all’assemblea del 27 aprile, la forte opposizione interna al progetto «Bpm spa», sfociato in un voto plebiscitario contro l’introduzione del voto da casa in assemblea, proposto dal consiglio di gestione. Il voto compatto è stato un chiaro segnale che Bonomi non ha potuto trascurare e che, di fatto, ha costretto il management di Piazza Meda a riflettere sull’opportunità di forzare la mano portando comunque il progetto del nuovo statuto all’assemblea già convocata per il 22 giugno. All’ordine del giorno c’è anche l’aumento di capitale da 500 milioni con cui Bpm intende rimborsare i Tremonti Bond. È la priorità, e il banchiere non vuole rischiare.
L’intenzione di portare avanti l’operazione di ristrutturazione della banca comunque resta. Il presidente del consiglio di gestione di Bpm sta cercando di capire come riuscire a scardinare una volta per tutte i vecchi equilibri. Ieri ha incontrato i rappresentanti di Assoinsieme e Assopensionati, due delle maggiori associazioni di azionisti della Bpm, e avrebbe chiesto un incontro ai sindacati interni di Piazza Meda per capire quanto spazio c’è per il cambiamento. Bonomi avrebbe infatti intenzione di proporre comunque alcune modifiche allo statuto all’assemblea di giugno. Il consiglio di sorveglianza ne è al corrente e sembra ben disposto a condividere un nuovo progetto che eviti un ritorno al passato.
Quale potrebbe essere la soluzione non è chiaro. Circolano molte voci. Alcune, anche suggestive che si spingono addirittura a ipotizzare un possibile rimescolamento del board con un cambio in corsa di Bonomi, che passerebbe dalla guida del consiglio di gestione a quello di sorveglianza, dove c’è un presidente «reggente» in seguito alle dimissioni di Filippo Annunziata, imitato a stretto giro da altri tre consiglieri che hanno lasciato Piazza Meda. E che potrebbero non essere sostituiti e così si ridurrebbe il numero dei componenti. Per la guida del board operativo, secondo le voci, sarebbe stato fatto un pensiero su Roberto Mazzotta, ex presidente della banca, il cui nome era già circolato per la presidenza della Fondazione che nel progetto «Bpm spa» avrebbe rappresentato gli interessi dei dipendenti.

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