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Bpm corre sul piano-Spa Il dossier arriva ai consigli

Bpm apre ufficialmente il cantiere della governance. Oggi per la prima volta il progetto di riformare l’istituto finisce sul tavolo dei consigli: prima il consiglio di gestione, poi quello di sorveglianza, entrambi convocati per oggi, affronteranno infatti il tema del riassetto della governance, compresa la possibilità – guardata con particolare interesse dal mercato – della trasformazione da popolare in società per azioni.
In agenda non c’è alcuna decisione, ma solo una prima analisi della questione. Una sorta di kick off di un processo di rinnovamento strutturale che, in ogni caso, si preannuncia lungo, formalmente aperto circa l’esito – anche se il traguardo, almeno per i vertici del gruppo, è rappresentato dalla trasformazione in Spa – e che per essere completato richiede un’approvazione da parte dei soci, in un’assemblea straordinaria da convocarsi non prima dell’estate. Sempre che intanto la Banca d’Italia – informata del progetto – abbia già concluso la sua ispezione attualmente in corso in Piazza Meda e inviato i rilievi al gruppo.
Il clima sul mercato
«Il tema della governance è oggetto di analisi», ha confermato la banca a inizio febbraio, specificando che «qualsiasi ipotesi concreta di evoluzione della stessa è allo stato prematura». Finora non si va oltre, dunque, ma il solo fatto che se ne parli basta a sostenere il corso del titolo in Borsa: anche ieri, in una giornata in cui il Ftse Mib ha ceduto lo 0,61%, Bpm ha vestito la maglia rosa dell’indice principale di Milano con un balzo in avanti del 4,34% a 0,54 euro. Per ora, in attesa di conferme ufficiali, gli analisti restano prudenti – il 43,8% dei giudizi raccolti da Bloomberg è sell, il 37,5% è hold e il 18,8% è buy –, tuttavia negli ultimi giorni l’interesse sul titolo è cresciuto, a conferma del fatto che il cambio di pelle è visto di buon occhio dagli operatori, che vedono nella trasformazione in Spa l’occasione per tagliare definitivamente con un passato scandito da logiche non sempre coincidenti con l’interesse della banca.
L’impianto dell’operazione
In ogni caso, una delle soluzione per ora ipotizzate dal nuovo corso di Bpm segnato da Andrea Bonomi e Piero Luigi Montani, a metà del loro mandato, è una trasformazione in società per azioni, “temperata” da una serie di accorgimenti che consentirebbero ai dipendenti soci di eleggere una minoranza del consiglio di sorveglianza. Per lo meno è questa l’ossatura della proposta di riforma della governance della banca che è stata presentata nelle settimane scorse proprio dal presidente del consiglio di gestione, Bonomi, ai sindacati nazionali, l’episodio che ha acceso anche l’interesse del mercato su Piazza Meda. Nel dettaglio, attraverso una Fondazione Bpm, i cui vertici continuerebbero a essere eletti col voto capitario, e la distribuzione di azioni ai dipendenti, questi ultimi potrebbero eleggere una minoranza rilevante all’interno del consiglio di sorveglianza, anche se la maggioranza andrebbe agli azionisti di mercato. Ai rappresentanti dei lavoratori, Bonomi ha sottolineato che la riforma punta a introdurre una logica di divisione tra gestione, controllo e azionariato “alla tedesca”.
Dal canto loro, in quell’occasione i sindacati avevano dichiarato l’intenzione di prendere tempo, rifiutandosi anche di ricevere copia del documento presentato da Bonomi. «Qualsia operazione venga ipotizzata» deve «prima essere ampiamente discussa tra tutti i soggetti sociali coinvolti e realizzata solo in modo trasparente e alla luce del sole, con una piena condivisione del progetto anche da parte degli organi di vigilanza», aveva dichiarato in proposito il segretario generale della Uilca, Massimo Masi.

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