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Bpm «concilia» sul convertendo

di Luca Davi

A cinque mesi dall'insediamento, il nuovo management della Banca Popolare di Milano traccia il nuovo corso dell'istituto nel segno della forte discontinuità rispetto al passato. E lo fa con due mosse: l'apertura a una conciliazione con i bondholder del convertendo e il rinnovo completo dei vertici delle partecipate.
Tutto, secondo indiscrezioni, dovrebbe avvenire oggi, nell'ambito dell'approvazione dei risultati annuali. Il Consiglio di gestione della banca dovrebbe approvare un accantonamento con l'obiettivo di risarcire parte degli obbligazionisti che, con la conversione del bond 2009/2013, sono arrivati a perdere anche il 70% del loro investimento. A quanto risulta, questa operazione sarà propedeutica all'avvio di un dialogo con le singole associazioni dei consumatori che servirà ad avviare alcuni tavoli tecnici di conciliazione. Nelle intenzioni, le "commissioni" dovranno esaminare caso per caso le singole posizioni dei bondholder e indicare i clienti che possono non aver avuto una piena consapevolezza della rischiosità dell'investimento, arrivando a definire con loro un indennizzo economico. Un po' come avvenuto nel passato (era il 2003) per il caso dei Cirio Bond, rimborsati da UniCredit, quando il tavolo di conciliazione venne peraltro presieduto da un giurista di livello come Guido Rossi, a garanzia dell'indipendenza della decisione finale verso i clienti danneggiati.
Con questo tentativo di mediazione, il presidente del Consiglio di gestione, Andrea Bonomi, e il ceo Piero Luigi Montani,
voltano pagina rispetto a un'operazione, quella del bond convertendo, che rappresenta una macchia nella storia della banca milanese. E che è costata, tra l'altro, l'iscrizione nel registro degli indagati agli ex vertici della banca, tra cui l'ex presidente di Bpm Massimo Ponzellini e l'ex direttore generale Enzo Chiesa.
Ma le novità in casa Bpm non si fermerebbero qui. A quanto risulta al Sole 24 Ore, oggi si darà il via al rinnovo completo dei consigli e dei collegi sindacali delle partecipate dell'istituto lombardo (i cui vertici sono stati sempre tradizionalmente "lottizzati" in una logica di pax sindacale). Non è da escludere che si registri un completa discontinuità nella definizione dei nomi visti fino ad oggi e che si assista anche all'inserimento delle cosiddette "quote rosa": una buona parte dei collegi sindacali dovrebbe essere infatti occupata da donne e così pure una partecipazione femminile rilevante dovrebbe registrarsi anche nel Cda delle partecipate WeBank, ProFamily e delle altre società più piccole. Secondo indiscrezioni, il processo di "rinnovamento" voluto da Montani e Bonomi avrebbe registrato non poche resistenze interne da una parte minoritaria dell'Associazione Amici della Bpm, che si sarebbe opposta – pur senza successo – alle novità.

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