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Bpm chiede a Bankitalia la rimozione degli «add on»

Della loro eliminazione se ne parla da anni, ma ora per Banca Popolare di Milano davvero potrebbe essere arrivato il momento della rimozione degli “add-on”, i requisiti prudenziali aggiuntivi imposti da Bankitalia. Oggi il Consiglio di Gestione della Popolare milanese dovrebbe infatti dare il via libera alla domanda del ritiro dei filtri patrimoniali che potrà così essere presentata a Palazzo Koch. Una richiesta a cui, nelle attese della banca, Bankitalia potrebbe già fornire un riscontro nelle prossime settimane. «Tutto è in mano alla Vigilanza e a loro spettano le scelte finali – segnalava venerdì scorso al Sole 24 Ore l’a.d. Giuseppe Castagna a margine dell’assemblea di Via Nazionale – noi confidiamo di poter registrare i benefici dell’eliminazione degli add-on già nella semestrale che chiuderemo ad inizio agosto».
Insomma, a meno di clamorosi colpi di scena, si prospettano tempi brevi per l’eliminazione di quella che appare come un’autentica zavorra patrimoniale. «C’è altissima probabilità di raggiungere la rimozione degli add-on», aveva detto lo stesso Castagna in occasione della presentazione agli analisti dei conti 2013.
Inseriti nel 2011, gli add-on furono introdotti dalla Vigilanza alla luce di diverse irregolarità emerse nel corso di un’ispezione relativa alla gestione targata Ponzellini-Dalu. Oggi, alla luce dell’aumento di capitale da 500 milioni appena concluso, gli add-on valgono, post-aumento di capitale, 8,1 miliardi di euro e pesano per un 19% sulle attività ponderate per il rischio (Rwa) della banca con un impatto negativo di 180 punti base circa sul coefficiente patrimoniale Core Tier 1 che era pari all’8,37% a fine marzo. La loro eliminazione, in sostanza, potrebbe spingere il Core Tier 1 a oltre il 10,2 per cento, cui si aggiungono altri 120 punti base derivanti dall’aumento. Se tutto filerà liscio, insomma, il Cet1 di Bpm potrebbe quindi salire ben oltre l’11 per cento.
Entrando nel dettaglio, gli add-on sono tre, pari a 2,7 miliardi ciascuno. Il primo si riferisce a rischi operativi generati da alcune procedure tecnologiche da migliorare; il secondo è legato a disallineamenti nella documentazione relativa alle garanzie ipotecarie; il terzo add-on è legato all’eccesso di esposizione della banca verso il settore immobiliare.
Dopo la bocciatura della riforma della governance, risalente al 12 aprile scorso, in molti, a Piazza Meda, avevano temuto che Bankitalia potesse rallentare la procedura di eliminazione, per concederne una solo parziale. Il buon esito dell’aumento di capitale, tuttavia, sembra aver rasserenato gli animi. Anche se l’ultima parola spetta comunque a Bankitalia.

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