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Bpm, Castagna: possibile la Spa prima della fusione

Trasformarsi in Spa prima di trovare il partner con cui fondersi? Bpm non lo esclude. A segnalarlo è lo stesso amministratore delegato della banca popolare milanese, Giuseppe Castagna, nel corso della conference call con gli analisti. «Non escludiamo che sia possibile una trasformazione in Spa prima della fusione, soprattutto se non incontrassimo dei partner con cui affrontare un discorso di fusione», ha detto ieri il manager.
L’eventuale trasformazione della denominazione societaria potrebbe insomma arrivare ben prima della scadenza dei 18 mesi prevista a partire dalla diffusione dei regolamenti di Banca d’Italia, attesi nelle prossime settimane. E l’eventuale accelerazione al processo potrebbe derivare da una mancata “intesa” rapida con uno degli altri possibili partner bancari italiani, sempre di stampo popolare. Come noto, in pole position per un possibile merger rimane sempre il Banco Popolare, il cui a.d. Pier Francesco Saviotti non ha mai nascosto la sua “passione” per il gruppo lombardo. Ma i nodi da sciogliere non mancano, sia da un punto di vista degli equilibri tra le due piazze che dei concambi. Ecco perchè i tempi, in questo caso, potrebbero essere lunghi. Senza contare che il dialogo rimane aperto con tutte le banche popolari, tra cui Bper, altra banca che è in manovra per formare un gruppo bancario di maggiori dimensioni.
In questo scenario incerto, Bpm vuole insomma fare presto. E mentre quasi tutti i competitor, dopo un’iniziale euforia, stanno provando a raffreddare gli animi di advisor e osservatori, prevedendo tempi lunghi per l’avvio del risiko bancario, Piazza Meda intende correre. «La nostra volontà è di poter esaminare velocemente le opportunità di integrazione», ha aggiunto Castagna. «Ci apprestiamo a scendere in campo. Inizieremo a guardare con attenzione quelli che possono essere i progetti di integrazione con altre banche, in particolare popolari». Insomma nessuna volontà di essere «attendisti». Ma in casa Bpm, per quanto nessuno pensi che si possa chiudere «velocemente», comunque rimane il desiderio di «costruire un gruppo bancario importante», ha aggiunto Castagna.
A non destare preoccupazione, invece, è il tema della creazione di un nocciolo duro di azionisti in vista della trasformazione in Spa. Un tema che si porrà nel momento in cui verrà individuato il potenziale partner per un’aggregazione. Ma per ora l’assenza di un nucleo stabile di soci rilevanti secondo è solo «un grande vantaggio» perché «non abbiamo nessuna particolare pressione locale».

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