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Bpm, Bankitalia vuole un manager

di Federico De Rosa

MILANO — Ultima chiamata per Bpm. E, forse, per Massimo Ponzellini. Oggi il presidente della banca milanese metterà ai voti in consiglio il nuovo statuto che dovrà ridefinire gli equilibri in Piazza Meda, come richiesto dalla Banca d'Italia. E ieri Ponzellini e il direttore generale di Bpm, Enzo Chiesa, si sono recati a Palazzo Koch per sondare il vicedirettore generale, Anna Maria Tarantola, sulla nuova struttura di governance. Contemporaneamente, il numero due della Vigilanza, Stefano Mieli, ha ricevuto i sei consiglieri di minoranza di Bpm che avevano presentato al board una riforma di governance alternativa a quella di Ponzellini, bocciata a maggioranza.

Quella di oggi, quindi, è una riunione cruciale. Se lo statuto fosse bocciato, o il consiglio dovesse spaccarsi, Palazzo Koch potrebbe ricorrere a un provvedimento straordinario per cambiare le cose nella Bpm. Secondo alcune voci Ponzellini potrebbe anche porre la «fiducia» sul nuovo statuto. Ieri il banchiere è stato duramente attaccato da Susanna Camusso che lo ha accusato di «scelte gattopardesche». Di aver fatto «il gioco delle tre carte anche nella costruzione della riforma della governance e dello statuto». La leader della Cgil è intervenuta sulla Bpm per richiamare all'ordine i suoi dopo che venerdì scorso i responsabili di Fabi, Fiba, Fisac e Uilca, hanno dovuto prendere posizione diffidando i sindacati interni raccolti nell'Associazione amici della Bipiemme dall'assumere iniziative non concordate con le segreterie nazionali. L'Associazione esprime la maggioranza del consiglio di Bpm e con la riforma della governance teme di perdere potere. Per questo sta remando contro. Il leader della Cgil ieri gli ha mandato però un avvertimento chiaro: qualora «riscontrassimo il permanere di logiche assolutamente incompatibili con l'appartenenza alla Cgil non potremmo che assumere le decisioni conseguenti». E la minaccia di commissariamento ha avuto effetto: in un comunicato il sindacato Bpm ha fatto sapere di aver «assunto consapevolezza progressiva sull'esigenza di indirizzare la governance verso il modello duale».

La riforma gira sostanzialmente attorno al ruolo dei sindacati, troppo pervasivi nella gestione di Bpm. Il nuovo statuto deve quindi sterilizzare la loro influenza e correggere un'anomalia che ha creato una pericolosa autoreferenzialità a Piazza Meda secondo la quale gli Amici comandano e controllano il consiglio, senza avere alcuna responsabilità civile o penale, che ricade invece sui membri del board da loro nominati. Nel fine settimana Ponzellini e il notaio milanese Mario Notari hanno lavorato per rendere lo statuto più compatibile con i desiderata della Vigilanza. Il lavoro è proseguito anche ieri dopo la visita a Roma. Nel corso del confronto con la Banca d'Italia sarebbe emersa anche la necessità di dare una sterzata decisa alla gestione della banca con una «cura drastica» affidata a manager forti. I sindacati interni, temendo di rimanere isolati, si sono mossi trovando l'interesse del patron del fondo di private equity Investindustrial, Andrea Bonomi, da opporre a quello di Matteo Arpe che da tempo ha manifestato l'interesse a investire 200 milioni a Piazza Meda in cambio delle leve gestionali. E sulla sua proposta si è creata nelle ultime settimane un'ampia convergenza. La stessa cifra, sembra, metterebbe anche Bonomi, il quale secondo alcune voci sarebbe stato già in Bankitalia a illustrare il suo piano. Vista la posta in gioco, e l'attenzione con cui Palazzo Koch sta seguendo la partita, non è escluso che il consiglio oggi decida di prendere tempo, lasciando aperta la riunione per vedere meglio le carte e fare le verifiche. In questo caso slitterà anche la definizione dell'aumento di capitale, altro punto all'ordine del giorno.

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