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Bpm-Banco slitta, nuovo round in Bce

Il Banco Popolare mette sul tavolo almeno un miliardo di euro di capitale per propiziare l’integrazione con Banca Popolare di Milano. È (più o meno)?quanto aveva chiesto la Banca Centrale Europa con la lettera inviata giovedì scorso, a cui ha rispoto ieri il Banco con un’altra lettera, contenente una serie di misure – le capital actions – destinate a rinforzare la situazione patrimoniale della popolare veronese in vista dell’aggregazione con Piazza Meda.
Un passaggio in più, quello con Francoforte, destinato a far slittare di qualche ora la possibile approvazione da parte dei due organi di gestione delle banche. Il via libera al memorandum of understanding era previsto per oggi, ma di fatto sliterrà a domani: per la delibera serve la risposta della Bce, che ieri sera non era ancora arrivata e a questo punto potrebbe (condizionale d’obbligo) giungere oggi. Pertanto, in Bpm si preparano a tenere aperto fino a domani il Consiglio di gestione già convocato per oggi alle 14.30, mentre a Verona ieri hanno deciso di posticipare a domani la riunione inizalmente convocata per oggi. In Bpm sempre oggi pomeriggio si dovrebbe tenere anche una seduta del Consiglio di Sorveglianza, cui spetta un parere non vincolante sulle operazioni straordinarie come quella in questione, mentre in mattinata è atteso un incontro tra il ceo Giuseppe Castagna e i rappresentanti sindacali.
Il mix di capital action sottoposto alla Bce è stato al centro dei lavori che hanno visto impegnati i vertici dei due istituti con i rispettivi advisor (Mediobanca, Merrill Lynch e Colombo per il Banco, Lazard e Citi per Bpm) sia nel week end che nella giornata di ieri. Azioni da compiere prima, durante e dopo la fusione, secondo quanto trapela da fonti vicine alla trattative. In particolare, il Banco avrebbe approntato un piano da circa un miliardo di valore: in ballo ci sarebbe un collocamento riservato, cessioni e forse anche una piccola parte di ricapitalizzazione con emissione di azioni.
Sul tavolo rimane anche la possibilità di un alleggerimento del portafoglio dei Non performing loans, anche se sul mercato è più probabile – o comunque più significativo rispetto all’impatto sul capitale – che finiscano alcuni asset considerati non core, a partire dalla banca depositaria, che secondo le stime degli analisti di Equita dovrebbe recare benefici patrimoniali per 150 milioni. Il tutto in coerenza con quanto il Ceo del Banco, Pierfrancesco Saviotti, aveva dichiarato sabato al termine dell’assemblea dei soci che si è tenuta a Lodi: parlando con i giornalisti, il manager aveva escluso la cessione della quota in Agos Ducato (nonostante il potenziale impatto da 600 milioni sul capitale) nonché in Banca Aletti (operazione da 150 milioni), mentre per la prima volta non aveva escluso «al 100 per cento» la possibilità di un aumento di capitale o di un bond convertendo.
Che, a quanto si apprende, dovrebbe riguardare soltanto il Banco nella fase pre-fusione e incidere sui concambi fin qui ipotizzati con Bpm. Successivamente, invece, e dopo un lungo iter approvativo (che vedrà anche passaggi assembleari non così scontati quanto all’esito), nuove misure per lo più sul fronte degli Npl saranno adottate dalla nuova banca, che potrebbe chiamarsi Bpm-Banco Popolare (o viceversa) dopo aver scartato l’ipotesi più “creativa” di Banco Popolare di Milano.
In concomitanza con l’integrazione, invece, avverranno le modifiche statutarie in termini di governance: nuovo cda molto snello (si scenda da 19 a soli 15 posti), una Bpm con licenza bancaria ereditata da altre banche del gruppo e una sola sede operativa e legale, secondo una richiesta esplicita fatta da Francoforte.
Il tema del via libera alla fusione va ad intrecciarsi a doppio filo con la partita del rinnovo del Consiglio di Sorveglianza di Banca Popolare di Milano. L’assemblea è fissata per il 30 aprile ma già entro il 5 aprile le liste dovranno essere depositate. A quel punto si alzerà il velo sul futuro presidente del board. I nomi che circolano per ora rimangono quelli di Marcello Priori e Mauro Paoloni, ma non si esclude che alla fine la scelta ricada su un terzo nome esterno.
L’intenzione delle sigle sindacali, da sempre tradizionalmente potenti in Bpm, rimane tuttavia quella di creare una lista unitaria, in cui far convergere sia l’associazione dei Pensionati che quella dei soci non dipendenti guidati da Piero Lonardi. Il progetto del “listone” e degli accordi relativi alla governance futura della superpopolare potrebbero essere oggetto di verifiche già oggi, nell’incontro che i sindacati, desiderosi di avere garanzie sugli assetti futuri, avranno con il Ceo Castagna.

Luca Davi e Marco Ferrando

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