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Bpm-Banco Popolare, si tratta sui concambi e sul tetto al voto

Le banche continuano a crollare, in particolare quelle italiane, insieme e ben più di Piazza Affari. Eppure i mercati dovrebbero guardare con favore alle aggregazioni in discussione in questi giorni, a cominciare da Bpm-Banco Popolare, così come alle prospettive di risiko che riguardano anche Montepaschi. Tuttavia il calo è costante.
Una spiegazione l’ha data ieri l’amministratore delegato di Mps, Fabrizio Viola: «Di matrimoni (tra banche, ndr ) in Europa non ce ne sono stati», e il motivo sta «nelle incertezze che hanno influenzato il mercato azionario e soprattutto il settore bancario», ha dichiarato a Radio24 , «così come l’incertezza sul piano regolamentare delle dotazioni di capitale che hanno interessato tutte le banche europee». Incertezza si riflette sui listini, dove le banche hanno subìto varie sospensioni per eccesso di volatilità: Banco Popolare ha chiuso a -10%, Bper -8,2%, Ubi -8,9%, Bpm -5,7%, Mps -6,6%, Unicredit -5,9%, rispetto a un calo del 2,85% del FtseMib.
Ad amplificare l’incertezza contribuiscono gli ostacoli ancora non superati tra Bpm e il Banco Popolare per arrivare all’annuncio di un’aggregazione che i capiazienda Giuseppe Castagna (Bpm) e Pierfrancesco Saviotti (Banco) hanno stimato entro fine mese. Gli advisor (Citi e Lazard per Milano, Mediobanca, Merrill Lynch, Colombo & associati per Verona) e gli avvocati stanno dibattendo su vari aspetti delicati, ciascuno dei quali può far saltare la trattativa. Oltre alla governance — Milano vorrebbe un board con 8 consiglieri a testa per il fronte Bpm e per quello Banco più gli indipendenti — restano aperte le partite dei concambi e del tetto al diritto di voto. Circa quest’ultimo punto, Verona vorrebbe mantenerlo a lungo, mentre Milano vorrebbe maggiore libertà per il mercato. Circa i concambi, si sta discutendo su quale orizzonte temporale considerare: guardare agli ultimi 3 o 6 mesi non è indifferente, considerate le forti oscillazioni di Borsa. Oggi Bpm e Banco valgono esattamente 3,2 miliardi ciascuna, ma la prima ha perso in sei mesi il 31%, la seconda il 49%.
Sul fronte Montepaschi — l’altra grande banca debole del sistema a causa della mole di sofferenze bancarie — serve un «marito adeguato», ha detto ieri Viola. Che ancora però non si vede. Ubi di per sé non ha la stazza per un’aggregazione, perché servirebbe un aumento di capitale molto grande. Il ceo della banca senese ha specificato che per il partner «la nazionalità non ha importanza», anche «soggetti esteri» sarebbero «benvenuti».
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