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Bpm-Banco Popolare, fusione in stallo

Benchè l’esito della trattativa tra Bpm e Banco Popolare – in vista di una fusione – sia considerato da molti osservatori come scontato, la partita non può dirsi ancora del tutto conclusa.
Non è un caso che anche ieri il Ceo di Bpm, Giuseppe Castagna, di fronte ai membri del Consiglio di Gestione della banca non abbia voluto scoprire le carte. Il banchiere anzi ha sottolineato come al momento tutte le ipotesi siano ancora in piedi: dalla fusione con il Banco al merger con Ubi, fino al mantenimento dell’autonomia. Si tratta di tre soluzioni diverse nella forma e nella sostanza, che presenterebbero pro e contro da valutare con attenzione, sarebbe stato il messaggio del Ceo. Il manager, tuttavia, nel contempo avrebbe ribadito l’intenzione di voler prendere entro fine febbraio una decisione definitiva sul tema.
Se Milano mostra freddezza, anche il Banco esprime cautela. Nei corridoi della banca veronese si fa notare come le incognite dell’assemblea dei soci di Piazza Meda non siano trascurabili, e che nulla, di fatto, sia ancora deciso.
Certo è che, al di là dei tatticismi da entrambe le parti, le trattative tra le due parti vanno avanti a ritmi serrati. Anche ieri gli advisor di ambo le parti (Mediobanca, Merrill Lynch e Colombo&associati per il Banco; Lazard e Citi per Bpm) si sono incontrati per smussare gli angoli e trovare una possibile sintesi. E anche oggi sono previsti nuovi incontri. Se è vero che ci sono da colmare divergenze sul tema della definizione dei concambi , è però sulla governance che le due banche devono trovare il vero punto di equilibrio. Milano, in nome di un’operazione che prenderebbe la forma della fusione alla pari (e che deve tenere conto non solo della capitalizzazione ma anche della quantità degli attivi e quantità di sofferenze), chiede più componenti in Consiglio: rispetto al progetto originario che prevedeva, dei 19 membri del futuro Cda, 7 in quota Bpm contro 9 in quota Banco, oggi la richiesta è di una rappresentanza paritaria. La proposta di Piazza Meda è dunque: 8 consiglieri a Bpm (e in questa quota sarebbe compreso l’a.d. Castagna), 8 al Banco mentre i restanti 3 sarebbero indipendenti. Milano rivendica anche un’organigramma diverso da quello proposto da Verona. Sotto alla casella del Ceo, Giuseppe Castagna, i soci Bpm chiedono siano create due co-direzioni generali, una affidata a?Maurizio Faroni (Banco, con deleghe sulla Finanza), l’altra a Salvatore Poloni (Bpm, cui andrebbero Organizzazione e Operations).
Punti fermi, e condivisi, sono la presidenza del Cda a Carlo Fratta Pasini, le redini del Comitato Esecutivo a Pier Francesco e l’assegnazione della poltrona di Ceo a Giuseppe Castagna. Nell’architettura di governance, è previsto che la banca lombarda – la futura Bpm Spa – goda di un’autonomia di 3-6 anni secondo la formula di una “banca rete”, con un mini-Cda di 7 membri.
Nei prossimi giorni si capirà qualcosa di più. E le attese rimangono per l’annuncio di una lettera di intenti nelle prossime settimane. Di sicuro il mercato sembra oramai incorporare lo scenario della fusione alla pari: alle quotazioni attuali, i due titoli esprimono un rapporto di concambio di circa 12 azioni Bpm (ieri -5,5% in Borsa) per ogni azione Banco (-1,66%), al netto dei dividendi 2015.
Ieri a Piazza Affari hanno chiuso in calo anche Mps (-8,24%) e Ubi (-5,2%): la banca guidata da Victor Massiah – i cui advisor Credit Suisse e Morgan Stanley ieri hanno fatto il punto sulle future mosse – osserva con attenzione le evoluzioni delle trattative tra Banco e Bpm, pronto a rifarsi sotto in caso di rottura, mentre il dossier Siena, per ora, rimane da parte.
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