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Bpm e Banco Popolare convocano i soci per la fusione

Nascerà sabato 15 ottobre la superbanca Banco-Bpm, la prima fusione scaturita dalla riforma delle Popolari del governo Renzi, e la prima dell’era della Vigilanza Unica della Bce.

Le due assemblee, che si svolgeranno in contemporanea sono state convocate ieri dai consigli della banca veronese presieduta da Carlo Fratta Pasini, che sarà numero uno anche di Banco-Bpm, e dal consiglio di gestione dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna, che sarà il ceo della nuova entità, con l’amministratore delegato veronese Pierfrancesco Saviotti a capo del comitato esecutivo del nuovo istituto. Insieme daranno vita a un gruppo che punta a 1,1 miliardi di euro di utili netti al 2019, con un rendimento del 9%, grazie a sinergie di costo per 320 milioni e di ricavo per 138 milioni. E che arriva dopo un aumento di capitale da 1 miliardo imposto da Bce al Banco Popolare per consentire al gruppo di partire con un patrimonio del 12,3%.

Dopo il via libera della Bce al progetto di fusione, la strada per l’integrazione è dunque in discesa. Manca solo l’ok dei soci. E resta, a Milano, il nodo dei soci-pensionati — in particolare dell’associazione «Progetto Lisippo», accreditati di circa 400 iscritti — da sempre contrari all’operazione. Per statuto i pensionati contano parecchio nell’assemblea della Bpm grazie all’alto numero di deleghe a disposizione (dieci). Proprio per preparare al meglio l’assemblea e cercare di portare dalla sua parte i soci più riottosi, giovedì 22 Castagna incontrerà i soci pensionati, per «spiegare e confrontarsi» sul progetto di fusione.

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