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Bpm-Banco, le condizioni della Bce. Più difficile il via libera alla fusione

La Bce ha messo nero su bianco le richieste per sbloccare la fusione tra Bpm e Banco Popolare e mercoledì sera ha inviato a Milano e Verona le determinazioni. Non è un «ultimatum» anche se il contenuto della missiva restringerebbe di molto i margini di manovra per Giuseppe Castagna e Pierfrancesco Saviotti. A giudicare dalla Borsa, i margini più che restringersi rischiano di non esserci più: il Banco Popolare è crollato di oltre il 14% e Bpm ha perso il 6,4%. La Consob ha deciso di vietare per oggi le vendite allo scoperto sul Banco.

La lettera, arrivata nella serata di mercoledì, ripropone ufficialmente le caratteristiche ottimali della banca post fusione richiesta dalla Vigilanza Unica guidata da Danièle Nouy ai due capiazienda: una governance snella (non i 19 amministratori indicati nella bozza di statuto), nessuna Bpm spa autonoma neanche per un periodo limitato di tre anni, una sola sede per l’intera banca, nonché una riduzione rapida dei non performing loan, circa 8 miliardi di sofferenze che invece Bpm-Banco puntavano a ridurre in due-tre anni grazie ai flussi prodotti dall’istituto. Solo che queste erano le condizioni ultime che le banche avevano trattato e limato nel corso degli ultimi due mesi per cercare di venire incontro ai dubbi della Bce: non ci sarebbero ulteriori margini di trattativa, a meno di non rimettere in discussione l’intero progetto. Per questo motivo, di fronte alla rigidità della Bce, la fusione rischia di indirizzarsi su un binario morto.

Per valutare il nuovo scenario ieri sera Castagna e Saviotti hanno fatto il punto con i rispettivi advisor Lazard e Citi e Mediobanca e Merrill Lynch, nella sede di Piazzetta Cuccia. Altri incontri sono previsti per oggi. Una posizione va assunta anche per dare modo a Saviotti e al presidente del Banco, Carlo Fratta Pasini, di poter affrontare l’argomento all’assemblea di domani del Banco.

Per Castagna si apre anche un nuovo fronte, proprio a ridosso dell’assemblea di Bpm del 30 aprile per le nomine del nuovo consiglio di sorveglianza. Lo ha aperto Andrea Bonomi iniziando la marcia di (ri)avvicinamento a Piazza Meda. Ieri il finanziere milanese ha incontrato i leader sindacali (fra questi il segretario della Fabi, Lando Maria Sileoni) che sostengono il suo rientro in Bpm, di cui Bonomi è stato presidente del consiglio di gestione dal 2011 al 2014. Bonomi avrebbe dato la disponibilità non solo per la candidatura alla presidenza della banca ma anche per investire capitali. Quanto non è ancora chiaro. Investindustrial, il private equity di Bonomi, ha in cassa la ricca plusvalenza generata nella partita (persa) con Fosun per la conquista di Club Med. E ha da poco chiuso la raccolta di un fondo da circa 2 miliardi. Il finanziere, tuttavia, lavora su più fronti e proprio ieri ha annunciato per Aston Martin un accordo con Red Bull che potrebbe portare dopo 50 anni al ritorno del marchio inglese in Formula 1. A sostenere la corsa di Bonomi, oltre ai sindacati bancari nazionali, sono i soci pensionati a cui potrebbero associarsi i soci non dipendenti.

Federico De Rosa

Fabrizio Massaro

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