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Bpm-Banco, fumata grigia dopo il summit con la Bce

Bpm e Banco Popolare studiano il da farsi dopo l’incontro di ieri a Francoforte. Ma la fusione sembra essere entrata in stallo dopo l’arrivo di nuove richieste di correttivi da parte della Banca centrale europea.
Il numero uno della banca milanese, Giuseppe Castagna, e quello del Banco Popolare, Pier Francesco Saviotti nel pomeriggio di ieri hanno incontrato il capo della Vigilanza europea, Daniéle Nouy e i funzionari dell’Ssm. Tema del vertice, i dettagli del piano di fusione tra i due istituti. Un appuntamento di rilievo, a cui ha preso parte anche il vice direttore generale di Banca d’Italia, Fabio Panetta, che è anche membro del Supervisory Board dell’Ssm. A monitorare il dossier anche Carmelo Barbagallo, capo della Vigilanza di Bankitalia, che si è recato nella capitale finanziaria tedesca per partecipare al board del Meccanismo di Vigilanza Unica.
Al rientro a Milano in serata, bocche cucite da parte dei manager coinvolti nell’operazione. Anche perchè i vertici intendono comunicare prima al loro interno i dettagli dell’incontro e le eventuali mosse da prendere. Già oggi è previsto un Consiglio di Gestione ordinario di Bpm, in cui presumibilmente Castagna farà il punto della situazione. Per martedì prossimo, invece, è convocato un Consiglio di Sorveglianza.
L’incontro di Francoforte, tuttavia, da quello che risulta non avrebbe avuto alcun effetto risolutivo. Dagli ispettori dell’Ssm sarebbero arrivate richieste di nuovi aggiustamenti al piano di fusione inviato la scorsa settimana dalle due banche. Nel mirino sarebbero finiti nuovamente i crediti in sofferenza. Bce chiede che lo smaltimento del fardello di circa 8 miliardi di non performing loans avvenga in tempi ristretti. Le banche da parte loro propongono uno smaltimento in tempi più morbidi, pari a 3 anni. Una divergenza, questa, che rischia di creare non pochi problemi alle due banche italiane: uno smaltimento massiccio e troppo accelerato potrebbe rendere necessario un rafforzamento patrimoniale che nessuna delle due banche intende accettare. Su questo passaggio, in assenza di ulteriori novità o concessioni da parte dell’Eurotower, la fusione potrebbe impantanarsi.
Più apertura, invece, sarebbe arrivata sul fronte della governance. Francoforte, a quanto risulta, potrebbe tollerare la costituzione di una Bpm Spa, guidata da un Cda snello, a patto che si tratti di una struttura temporanea, non oltre i tre anni.
Ora si tratta di capire quali saranno le eventuali contromosse delle banche. E se l’Ssm, che ieri ha ascoltato con grande attenzione le spiegazioni dei due manager, intende adottare un approccio dialogante sui punti di rilievo. Tra qualche giorno potrebbero esserci nuovi scambi tra le parti. Ma va detto che attorno al dossier si respira un’aria di grande cautela rispetto al possibile buon esito dell’operazione. L’ortodossia di Francoforte deve fare i conti con le esigenze di due banche che stanno cercando faticosamente di mediare tra gli equilibri dei territori di riferimento, e che in alcuni casi, come per la banca milanese, danno segni di insofferenza.
Se la Bce si mostra zelante d’altra parte è anche perchè vi è la consapevolezza che la fusione tra i due gruppi genererebbe il terzo gruppo bancario per dimensioni dopo Intesa Sanpaolo e UniCredit.
Gli ispettori Bce chiedono che il futuro gruppo rispetti criteri di solidità patrimoniale e di governance analoghi a quelli dei migliori player del mercato. Del resto l’aggregazione, la prima dall’inizio della Vigilanza Unica europea, farebbe da apripista anche per future operazioni in tutto il Vecchio Continente. A maggior ragione in Italia, dove il pressing dei regolatori a favore di un consolidamento del settore è forte.
Complice il varo della riforma delle Popolari – che prevede la trasformazione in Spa delle principali dieci banche cooperative – un po’ tutte le banche italiane stanno verificando le possibilità di fare aggregazioni.
L’attenzione di tutti i banchieri italiani è rivolta al deal tra le due banche popolari perchè darebbe alcuni riferimenti di massima sia per quanto riguarda la gestione del fardello delle sofferenze (e in particolare i tempi, i ratio di copertura imposti e il rapporto con gli impieghi richiesto), sia per quanto concerne l’architettura della governance.
In questo senso, in particolare, la costituzione sotto la holding Bpm-Banco di una banca rete dotata di un Cda snello, come potrebbe essere Bpm Spa, secondo alcune letture potrebbe agevolare operazioni di fusione tra territori tradizionalmente gelosi della loro autonomia. Perchè consentirebbe, almeno in una fase iniziale, di garantire spazi di manovra alle entità che vanno a fondersi. L’aggregazione avrebbe insomma un doppio valore segnaletico anche per le altre banche italiane, che potrebbero identificare uno schema a cui ispirarsi per future aggregazioni.

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