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«Bpm, aumento di capitale più leggero»

di Sergio Bocconi

MILANO— Cosa si aspetta dall’incontro di oggi in Bankitalia? «Bpm presenterà alla Vigilanza le linee guida del piano industriale e i passi avanti fatti nella direzione da loro richiesta» . Già, e sull’aumento delle deleghe da 3 a 5 bocciato in assemblea? «Diremo che non si tratta di un "no"definitivo. Quando sarà possibile lo ripresenteremo» . Graziano Tarantini, vicepresidente della Popolare di Milano (e presidente di Akros) sulle deleghe ha votato sì, come il resto del consiglio: «Sono favorevole a tutto ciò che può incoraggiare la partecipazione all’assemblea, cuore di una società cooperativa come la nostra. Perciò ritengo auspicabile un numero di deleghe più elevato dell’attuale che non cancelli però di fatto il principio del voto capitario» . Ma i soci dipendenti hanno detto no. «L’assemblea ha bocciato il secondo incremento delle deleghe in poco tempo, ma togliamo subito di mezzo un equivoco: dei 2 mila voti contrari sui circa 3.800 espressi, 500 sono pervenuti da soci non dipendenti. Può sembrare un paradosso. Ma anche fra di loro c’è chi ha temuto che la contestualità di un maxiaumento di capitale e di un’estensione delle deleghe potesse mettere in pericolo l’attuale assetto della banca» . Fatto sta che si è trattato di un altro autogol nei confronti della Vigilanza dopo la bocciatura dell’aumento da 600 milioni. «Anche su questo punto vorrei precisare che il consiglio non ha detto no a quell’operazione perché contrario. È almeno da febbraio che ne stiamo parlando. Ma siamo stati chiamati ad approvarla senza "spiegazioni": perché quell’importo e non un altro? E poi, come ho già avuto modo di dire, prima bisogna chiarire sulla base di quale piano industriale andiamo a chiedere soldi ai soci e al mercato» . Potevate far slittare la decisione in attesa di spiegazioni. «Ho spinto in questa direzione, ma non ho vinto» . E ora l’aumento è raddoppiato e forse con il primo no avete perso l’ultimo treno: con questi mercati confermate il timing del via all’iter per settembre? «Certamente, per realizzarlo come ha detto il governatore Mario Draghi entro novembre. Però è bene sottolineare che la delega è per una ricapitalizzazione "fino"a 1,2 miliardi. L’importo necessario potrà essere anche inferiore» Non temete che l’operazione, già diluitiva, lo diventi ancora di più perché dovrete applicare un maxi sconto per farla «digerire» ? «Sull’ammontare e sullo sconto vedremo al momento, le banche hanno applicato ultimamente il 25%circa in media. Deciderà il consiglio che verrà convocato tra fine agosto e la seconda settimana di settembre. Anche qui però non vorrei sfuggisse che l’aumento è garantito da un consorzio» . Non sarebbe il caso di rendere più appetibile l’operazione aprendo le porte della governance agli investitori istituzionali? «Sfonda una porta aperta. Già quando il presidente era Roberto Mazzotta abbiamo garantito la presenza almeno di un rappresentante degli investitori istituzionali. Poi diciamo che questa presenza è stata "convertita"nella rappresentanza dei due soci rilevanti, Cassa di Alessandria e Crédit Mutuel. Dobbiamo riportarla, rafforzata, al "valore"originario, ma non credo sarà possibile prima dell’aumento di capitale» . Condivide quindi le osservazioni di Bankitalia sulla necessità di una presenza in consiglio degli investitori istituzionali. «Direi che condivido in pieno quanto ha detto il vicedirettore generale di Via Nazionale, Anna Maria Tarantola, nella sua ultima audizione in Senato. Nello spirito di favorire la presenza in assemblea e migliorare la governance, sono d’accordo sull’aumento delle deleghe e sull’apertura agli investitori istituzionali, riservando loro uno o più posti in consiglio e elevando il tetto fino al 3%per i fondi» . Di fronte a una certa resistenza delle Popolari, Bankitalia auspica una riforma dell’ordinamento. «Una riforma penso sia necessaria per adeguare il modello al mercato: un tempo i titoli delle Popolari erano anticiclici, oggi non lo sono più, anzi. Ma le Popolari non devono aspettare la legge, bensì promuovere un’autoriforma a partire dai propri statuti» . E poi i soci dipendenti bocciano. «I soci dipendenti non sono una disgrazia, ma un’opportunità come hanno dimostrato promuovendo e accompagnando diversi passi avanti nella governance. Non vorrei fare confronti con la "democrazia"in altre Popolari» . Lo dice perché lei stesso è espressione dell’Associazione amici della Bpm, cioè dei soci dipendenti? «No, essere espressione non significa essere privo di autonomia. Lo prova anche il fatto che in consiglio ho votato a favore della fusione con la Bper, bocciata dall’Associazione. Che mi ha poi ripresentato per il board» .

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