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Bpm apre il confronto con Bankitalia

E’ la partita più delicata della nuova gestione. Vale 700 milioni di euro, più dell’aumento di capitale chiuso la scorsa settimana, ma soprattutto sarebbe il segnale della fine del lungo e complicato turnaround della Bpm. Ieri il consiglio di gestione di Piazza Meda ha fatto il primo passo per chiedere alla Banca d’Italia di rimuovere gli «add-on» dal bilancio, i requisiti patrimoniali rafforzati imposti da Via Nazionale in seguito alle leggerezze delle vecchie gestioni. Si tratta di 8,1 miliardi di patrimonio che nel 2011 Palazzo Koch ha chiesto a Bpm di accantonare in seguito alle anomalie emerse nel corso di un’ispezione in Piazza Meda. Sono tre le voci su cui è scattato il presidio: rischi operativi, garanzie ipotecarie ed esposizione al settore immobiliare. Per ognuna di queste voci Bpm ha dovuto predisporre un cuscinetto di capitale aggiuntivo di 2,7 miliardi. Che ora, a tre anni di distanza, vuole liberare. 
Il consigliere delegato della popolare, Giuseppe Castagna, ha illustrato ieri al consiglio il corposo documento in cui sono stati indicati tutti i passi fatti da Piazza Meda per rimettersi in riga, e dunque come sono state riviste alcune procedure interne, riallineati i documenti cartacei ed elettronici sulle garanzie ipotecarie e riportata sotto controllo l’esposizione verso il real estate. Un lavoro che Castagna ha proseguito, ma che era stato impostato da Piero Montani e Andrea Bonomi, a cui era toccato gestire la pesante eredità lasciata da Massimo Ponzellini che avevano portato all’imposizione degli «add-on».
«Il programma presentato dal consigliere delegato Castagna, come anche per le cose passate, viene pienamente rispettato» ha sottolineato ieri il presidente del consiglio di gestione, Mario Anolli. Il consigliere delegato aveva annunciato che subito dopo l’aumento di capitale avrebbe chiesto alla Banca d’Italia di poter tornare alla normalità. L’aumento si è chiuso la scorsa settimana con il tutto esaurito. E ora è arrivato il momento degli «add-on». L’auspicio è che Via Nazionale si esprima entro un paio di mesi, anche se non ci sono riferimenti visto che Bpm è l’unica banca a cui è stato imposto questo tipo di requisiti patrimoniali.
La rimozione è un punto di svolta per la popolare milanese, che oltre a vedere salire il Core Tier 1 all’11% (dall’8,37% di fine marzo) libererebbe capitale per gli impieghi in un momento in cui la percezione dei mercati sull’Italia è tornata positiva. Da questo punto di vista, non solo Bpm ma tutto il sistema bancario sta seguendo con attenzione Mario Draghi in attesa delle decisioni che giovedì prenderà la Bce. Un ulteriore taglio dei tassi di interesse, ma soprattutto l’eventuale discesa a livelli negativi dei tassi sui depositi presso l’Eurotower, potrebbero stimolare la ripresa degli impieghi. A cui Bpm potrebbe aggiungere il capitale liberato con il consenso della Banca d’Italia facendo così un altro passo avanti nel programma di rilancio.

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