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Bpm a Bankitalia: avanti con l’aumento

L’agenda della Bpm rimane invariata. Ieri i vertici di Piazza Meda sono stati in Banca d’Italia per una verifica sui prossimi passi, dopo che sabato scorso a sorpresa l’assemblea dei soci ha bocciato le modifiche alla governance. All’incontro erano presenti i due presidenti (del consiglio di sorveglianza e di quello di gestione) Dino Piero Giarda e Mario Anolli, e il consigliere delegato Giuseppe Castagna. Due i nodi sul tavolo: i tempi dell’aumento di capitale e l’eliminazione degli «add-on», i requisiti patrimoniali rafforzati che Via Nazionale ha imposto a Bpm. Ma anche le modifiche alla governance che sabato non sono passate per la mancanza dei due terzi dei voti a favore richiesti dallo statuto. «Se i sindacati fossero stati coinvolti preventivamente — ha commentato il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, “grande elettore” dei nuovi vertici di Piazza Meda — l’esito dell’assemblea sarebbe stato diverso. Ma non si torna indietro — ha aggiunto — Bpm ha girato pagina».
Sul fronte dell’aumento di capitale non ci sono variazioni. In una nota Bpm ha comunicato che «non ritarderà l’esecuzione» dell’operazione da 500 milioni che dovrebbe partire il 5 maggio. «L’aumento di capitale unitamente al positivo contributo della recente cessione di Anima Holding e alle altre azioni previste dal Piano — ha spiegato l’istituto milanese — porterà all’ulteriore rafforzamento patrimoniale della banca». Con lungimiranza Castagna aveva fatto cancellare dal contratto con il consorzio di garanzia la clausola del cambio di governance per la copertura dell’aumento, che era stata inserita nel precedente accordo siglato dalla vecchia gestione. Quindi la bocciatura di sabato non ha alcun effetto sull’operazione.
Anche di questo ieri si sarebbe parlato in Banca d’Italia, che sulla nuova governance non avrebbe fatto pressioni lasciando intendere che c’è ancora tempo. La bocciatura è arrivata per una manciata di voti e l’opposizione dei soci non dipendenti che hanno lamentato uno scarso coinvolgimento nei lavori di revisione dello statuto. Certo, quando si tratta della governance di Bpm nulla può essere dato per scontato, ma aggiustare il tiro per evitare nuove sorprese in assemblea a questo punto non dovrebbe essere impossibile. Sul tavolo d’altra parte non c’è più lo spettro della trasformazione in società per azioni ma un riequilibrio dei poteri e della rappresentanza nei consigli.
Per quanto riguarda gli add-on, sia Castagna sia Giarda avevano auspicato alla vigilia dell’assemblea la rimozione dei requisiti patrimoniali rafforzati immaginando probabilmente un via libera al nuovo statuto. nel corso dell’incontro di ieri Bankitalia avrebbe posto come prioritario l’aumento di capitale rinviando la verifica dei requisiti. Se ne riparlerà dopo la ricapitalizzazione. Bpm ha spiegato che «una volta concluso l’aumento di capitale, sottoporrà alla Banca d’Italia i risultati degli interventi realizzati per la risoluzione delle criticità tecnico-operative che avevano portato a suo tempo all’imposizione degli add-on patrimoniali affinché l’Autorità di Vigilanza possa valutarne la rimozione integrale o parziale». Entro fine aprile, ha annunciato Piazza Meda, ci sarà un altro passo avanti. Verranno rimborsati alla Bce 750 milioni del prestito Ltro che sarà restituito integralmente nel 2014. A Piazza Affari intanto Bpm ha recuperato un po’ del terreno perso lunedì chiudendo la seduta in rialzo del 6,5% dopo un avvio in negativo.

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