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Bpm, 6 mila al voto il ruolo del Mutuel

di Sergio Bocconi

MILANO— Grandi preparativi per l’assemblea straordinaria della Bpm che si terrà sabato mattina a Milano. Alla banca sono arrivate 6 mila richieste di ammissione, la «conta» non è ancora finita, ma i numeri per il momento sono lontani da quelli dei record delle assise per la nomina dei vertici. Calcolando anche l’aumento già effettivo delle deleghe a tre, si può stimare una presenza intorno ai 3 mila-3.500 soci. Da risolvere c’è ancora il nodo del quorum per il voto sull’aumento delle deleghe da tre a cinque: poiché si tratta di una modifica statutaria la maggioranza richiesta dovrebbe essere pari a due terzi dei soci votanti, ma lo stesso statuto dispone che in caso di delibere necessarie per «conformarsi alle prescrizioni» di Bankitalia, vale la maggioranza semplice. La soluzione dovrebbe arrivare prima dell’assemblea. Anche perché si tratta di un punto delicato: se il sì all’aumento di capitale fino a 1,2 miliardi è considerato scontato, sulle deleghe è arrivata l’indicazione di «disaccordo» da parte dell’Associazione amici della Bpm, cioè dei soci dipendenti che rappresentano il nocciolo duro dell’azionariato. E proprio in vista della maxi ricapitalizzazione (pari a circa due volte il valore di Borsa della banca, il cui titolo ieri ha perso l’ 1,83%) si chiudono le adesioni al consorzio di garanzia organizzato da Mediobanca e al quale partecipa anche il francese Crédit Mutuel, già socio di Bpm con il 5%, che potrebbe così aumentare la quota. In vista dell’assemblea, ieri il presidente della banca Massimo Ponzellini, ha escluso sue dimissioni in caso di un «no» alla proposta sull’aumento delle deleghe (diversamente dal consigliere Franco Debenedetti che invece ha già annunciato che in questo caso le presenterà). Ponzellini si è poi definito ottimista su piano e aumento e ha detto: «Commissariamento? La banca è solidissima» . Infine ha confermato che alla Bpm «non sono arrivate offerte» , in sintonia con l’amministratore delegato di Bper Fabrizio Viola, che su ipotesi di aggregazione fra i due istituti ha risposto: con la Popolare di Milano ci sono «zero contatti» . Sul «caso» Bpm e sulla eventuale bocciatura all’aumento delle deleghe ieri più di una domanda è stata rivolta ad Anna Maria Tarantola, vice direttore generale di Bankitalia, nel corso dell’audizione sulla riforma delle Popolari alla commissione Finanze del Senato. Ma la dirigente di Via Nazionale non ha risposto, tanto più trattandosi di società quotata alla vigilia dell’assemblea. Ha invece sottolineato che Bankitalia valuta «positivamente» una riforma dell’ordinamento delle Popolari. In particolare condivide la necessità di «elevare i limiti al possesso azionario, soprattutto per le quotate; favorire la partecipazione alle assemblee con l’aumento delle deleghe e la teleconferenza; rendere più incisivo il ruolo degli investitori istituzionali anche riservando loro «la nomina di uno o più esponenti nei consigli» ; attenuare i vincoli all’ammissione dei soci con il silenzio-assenso.

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