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Bpm, 300 milioni di finanziamenti sospetti

MILANO – – È l´ora degli interrogatori. Il primo a doversi presentare davanti al Gip di Milano Cristina Di Censo sarà Massimo Ponzellini, per spiegare alcuni finanziamenti sospetti concessi mentre era presidente della Bpm e le presunte mazzette da 5,7 milioni di euro. Dopo di lui toccherà al suo braccio destro, Antonio Cannalire, convocato per lunedì. Resta invece all´estero, Francesco Corallo, titolare di Atlantis, la società del gioco d´azzardo, finita nell´elenco dei clienti privilegiati della banca.
E sulla pericolosità di Corallo sono tornati i pm Roberto Pellicano e Mauro Clerici, nella richiesta d´arresto. In particolare hanno ricostruito l´episodio del computer di Corallo, che l´onorevole del Pdl Amedeo Laboccetta ha sottratto durante la perquisizione del Nucleo tributario della guardia di finanza a casa dell´inquisito. Laboccetta, anche in virtù della sua carica di parlamentare, era riuscito, dichiarandone la proprietà, a togliere il computer dalle mani dei finanzieri. Prima di riconsegnarlo agli inquirenti, costretto dalla giunta per l´Autorizzazione a procedere della Camera dei Deputati, Laboccetta ha provveduto a ripulire il pc grazie a un apposito programma chiamato “Cleaner” e a rinominarlo. «Il pc è stato prima manipolato con la cancellazione dei dati, quindi rinominato (da Pc Francesco a Pc XVI) al fine di occultare la effettiva proprietà del pc in capo a Francesco Corallo e, ovviamente, i contenuti pregressi dello strumento».
Il quadro che emerge dall´inchiesta dei pm di Milano sulla Bpm è in effetti molto inquietante. Il presidente Ponzellini insieme al suo braccio destro (con contratto di consulenza) e con la sponda del dg Enzo Chiesa, aveva creato una struttura parallela interna con l´obbiettivo di erogare prestiti a “soggetti a vario titolo privilegiati” (il totale sfiora i 300 milioni). Il meccanismo, però, rischia di interrompersi quando nell´autunno 2011 la Sator di Matteo Arpe si propone di investire 200 milioni nella banca per assumerne il controllo e la gestione, in netto contrasto con le strutture che avevano comandato fino a quel momento. Per impedire questo evento di rottura, le organizzazioni sindacali interne degli Amici della Bpm insieme a Ponzellini e a Mediobanca facilitarono la discesa in campo di Andrea Bonomi. Il cui slogan sibillino fu “discontinuità nella continuità”. A confermare il clima di grande scontro all´interno della banca vi sono diverse conversazioni agli atti dell´inchiesta. In una di queste Cannalire e Sergio Girgenti (sindacalista Fiba Cisl) commentano: «Gli ultimi otto mesi possono essere di guerra o di pace .. se andiamo via noi può andare via qualcun altro … se rompono (Cannalire) sarà il primo a tirare fuori gli scheletri dall´armadio». In un´altra conversazione tra Cannalire e Daniele Ginese (sindacalista Cisl) il primo riferisce di aver minacciato Girgenti e Gallo (sindacalista Cisl): «Potrebbero essere sei mesi di terrore, non meravigliatevi se in banca prossimamente viene licenziato qualcuno per cose non chiare appartenenti alla loro sigla». Infine anche Daniela Santanchè definisce una vittoria l´assemblea che ha nominato il consiglio di sorveglianza di Bpm targato Amici e Bonomi, ma è preoccupata per la possibile uscita di Chiesa. Tuttavia è sempre Cannalire a rassicurare un altro interlocutore: «Io resto con Enzo e quindi riprendiamo i nostri discorsi». Poi Bonomi, su pressione della Banca d´Italia, sarà costretto a far fuori sia Chiesa che Cannalire.

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