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Bper vede il post Ubi. L’utile 2021 punta a quota 375 milioni

L’aumento di capitale di Bper per acquisire i 532 sportelli di Ubi da Intesa si aggirerà attorno agli 800 milioni. Ma con questo sforzo finanziario, e il relativo acquisto di sportelli e masse, la banca di Modena conta di dare un’importante spinta ai ricavi e alla redditività. Il gruppo guidato da Alessandro Vandelli, nel quadro della presentazione dei conti semestrali, ieri ha fatto il punto sulle prospettive. L’atteso passaggio del ramo bancario di Ubi contribuirà «a migliorare la dinamica dei ricavi e della redditività prospettica, nonché a rafforzare la struttura patrimoniale e finanziaria del gruppo Bper», ha spiegato Vandelli.

Nel 2021, e quindi a valle dell’integrazione che nelle attese dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno, Bper conta di raggiungere un utile di circa 375 milioni. Che sono meno dei 450 milioni stimati nel piano varato a febbraio 2019, quando la pandemia era ancora lontana. Ma sono di più dei 235 milioni stimati dalla banca su base stand-alone. Grazie al contributo delle filiali Ubi,Bper aumenterà la raccolta diretta di circa il 50% mentre il totale attivo crescerà nell’ordine del 40%, arrivando a quota 120 miliardi circa. Nel contempo, la banca dovrebbe limare il cost/income ratio intorno al 60% e migliorare la qualità del credito con un Npe ratio lordo stimato pari all’8,2%. Il tutto, mantenendo una solidità patrimoniale con un Cet 1 ratio consolidato stimato in area 13% nel 2021, a fronte di un costo del credito attorno ai 90 punti base nel 2021. «Nell’attuale contesto macroeconomico a seguito della situazione di emergenza legata alla pandemia, assume ancora maggiore valenza strategica e industriale l’operazione di acquisizione del ramo da Intesa Sanpaolo», spiegava ieri la banca in una nota.

Sempre ieri Bper ha sottoscritto un nuovo accordo integrativo con Intesa Sanpaolo per cristallizzare il prezzo relativo alla cessione del ramo. Il nuovo corrispettivo per l’acquisizione è stato fissato in 0,38 volte il valore del Cet1 del ramo bancario acquisito al 30 giugno. Tutto dipenderà dalle Rwa finali, ma il calcolo dovrebbe far atterrare il prezzo finale dell’acquisizione, secondo previsioni indicative, attorno a 735 milioni. La revisione del conteggio con Intesa sarebbe funzionale a incorporare l’incremento del Cet1 ratio registrato da Ubi a giugno.

In ultimo, i conti dei primi sei mesi, durante i quali l’istituto modenese ha dimostrato una buona tenuta sul fronte della redditività, in una fase complicata come quella attuale, e nel quadro di un generale miglioramento della qualità del credito. L’utile netto nel semestre è stato pari a 104,7 milioni, nonostante rettifiche addizionali su crediti per 90,5 milioni legate agli effetti della pandemia. A giugno la banca ha poi concluso la cessione del portafoglio di sofferenze da 1,2 miliardi con garanzia Gacs (denominata operazione “Spring”), e ha così portato a 5 miliardi il valore complessivo delle cessioni.

Rivisto infine il meccanismo della governance. Sparisce la possibilità di presentare la lista di candidati da parte del Cda uscente. Maggiore voce ai soci che verranno rappresentati in Cda con il proporzionale fondato sul metodo dei quozienti. Nessuna lista potrà esprimere più di sette consiglieri, mentre eventuali ulteriori liste di minoranza potranno entrare in Cda a patto di avere almeno il 5% del capitale votante.

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