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Bper, Vandelli: pronti a M&A ma ora focus su sportelli Ubi

Nell’attesa che il passaggio dei circa 620 sportelli ex Ubi arrivi a traguardo (la data cerchiata di rosso sul calendario è il 22 febbraio), Bper archivia i conti del 2020 con un utile di 246 milioni e propone una cedola di 4 centesimi ad azione, il massimo concesso dalla Bce.

Per la banca emiliana, la prima del settore ad aprire la tornata dei conti 2020, si chiude un anno particolarmente significativo, complice il deal siglato con Intesa Sanpaolo sulle filiali dell’ex popolare. Ma nel contempo se ne profila probabilmente uno forse ancora più cruciale per l’istituto che è cresciuto di quasi il 50% in termini di attivi in un colpo solo. Il 2021 potrebbe infatti portare con sè una nuova operazione di M&A: diverse le opzioni sul tavolo, da BancoBpm (con cui i colloqui informali non mancherebbero, anche tra gli azionisti di entrambe le sponde, secondo alcuni rumors) a Popolare Sondrio, solo per citare le due ipotesi più quotate. Da parte del management tuttavia non c’è nessuna voglia di anticipare i tempi. «Penso che la nostra strategia» in tema di aggregazioni «sia molto chiara, dato che stiamo finalizzando un’acquisizione molto significativa – ha sottolineato ieri il ceo Alessandro Vandelli nel corso della conference call con gli analisti – Siamo aperti a un’ulteriore potenziale operazione di M&A ma ora il focus è solo sull’integrazione degli sportelli» ex Ubi. L’acquisto degli sportelli, ha aggiunto il manager, «penso sia il deal più importante per Bper e avrà un effetto importante sul nostro posizionamento nel sistema bancario italiano». D’altra parte «saremo pronti, se ci saranno le condizioni, ad analizzare altre potenziali operazioni di M&A».

Parole che almeno formalmente puntano a raffreddare l’attenzione spasmodica del mercato su nuovi ipotetici deal. Tatticismi a parte, resta il fatto che oggi Bper è una realtà che sta vivendo una profonda trasformazione, e che punta a giocare un ruolo di rilievo nel panorama bancario alle spalle dei grandi colossi. Ecco perchè per Vandelli c’è motivo per evidenziare «con sempre maggior convinzione, l’importante valenza strategica, sia in termini di quote di mercato e di nuova clientela, che di contributo alla redditività del gruppo», dell’acquisto del ramo d’azienda, il cui contributo – in termini di utili pre-tax – è stimato in circa 200 milioni annui.

Si vedrà quali saranno le prossime mosse. Nel contempo la banca punta a generare un «significativo incremento della remunerazione» per gli azionisti, che per il 2020 si dovranno accontentare di 4 centesimi, contro i 14 inizialmente previsti, complice il diktat di Francoforte. Andando a guardare più nel dettaglio i numeri, l’utile netto del 2020 – che non è confrontabile con quello del 2019 per il cambio di perimetro legato al consolidamento di Unipol Banca e Arca – come detto si attesta a 245 milioni, nonostante le rettifiche su crediti legate al peggioramento delle previsioni macroeconomiche. In crescita anche la solidità patrimoniale, pur al netto dell’aumento di capitale da oltre 800 milioni varato nel 2020: il Cet1 è al 13,52%, in rialzo rispetto al 12% di fine 2019. Il buffer di capitale servirà ad affrontare con maggiore tranquillità l’onda lunga della crisi in atto e le inevitabili conseguenze sugli attivi. Un fronte questo su cui, nel contempo, la banca continua a lavorare: lo stock dei crediti deteriorati lordi e netti scende infatti del 29,1% e del 29,0% da fine 2019, portando così l’Npe ratio lordo e netto rispettivamente al 7,8% e al 4,0%, i livelli più bassi degli ultimi 12 anni.

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