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Bper e Sondrio stringono su Arca Sgr

Accelera il dossier relativo alla cessione di Arca da parte di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Dopo alcune settimane di studio e interlocuzioni informali, nei giorni scorsi, a quanto risulta al Sole 24Ore, sul tavolo delle due venete sarebbe arrivata una manifestazione di interesse da parte delle due principali banche socie, ovvero Bper e Banca Popolare di Sondrio. Obiettivo: l’acquisizione del 40% della Sgr, oggi pariteticamente suddiviso tra le due ex popolari venete.
Secondo fonti di mercato, la manifestazione non conterebbe alcuna offerta in termini di prezzo. Tuttavia, a fronte di un riscontro positivo da parte delle venete, essa rappresenterebbe un primo importante passo in avanti in vista del varo di una trattativa in esclusiva. Dal versante delle venete – che potrebbero affidare a Mediobanca l’incarico di advisor finanziario – ci sarebbe la piena disponibilità a proseguire il dialogo con gli altri soci della compagine azionaria, considerati interlocutori naturali della partita, e a trovare in tempi ragionevoli un accordo soddisfacente. Anche perchè il contributo derivante dalla vendita potrebbe aiutare a limare il gap di capitale da 6,4 miliardi indicato da Bce nell’ambito della ricapitalizzazione precauzionale.
D’altra parte, Bper e Pop. Sondrio rafforzerebbero le presa su una partecipata attiva nel risparmio gestito, settore sempre più strategico nell’ottica del miglioramento della marginalità.
Va detto che l’impianto dell’operazione è ancora da definire. Uno schema ipotetico potrebbe vedere il tandem Modena-Sondrio salire in maniera proporzionale alle quote detenute nella Sgr, oggi pari rispettivamente al 32,7% e 21,3%. Se così fosse, Bper si ritroverebbe socia di maggioranza con il il 55-57% del capitale, con Sondrio secondo socio di rilievo con il 35-40%. Il resto del capitale rimarrebbe suddiviso tra gli attuali azionisti minoritari (Banca Popolare del Lazio, Sanfelice 1893 Banca Popolare, Banca Valsabbina, Pop. Valconca, Pop. Ragusa, Banca di Piacenza e Banca Pop. di Fondi), che oggi detengono una quota inferiore al 5%.
Consolidando la loro partecipazione, Bper e Sondrio punterebbero a dare una maggiore stabilità alla governance della Sgr. Non è un mistero del resto che prima l’uscita di Ubi, risalente al 2012, poi quella del Banco Popolare – datata novembre 2015 -, abbiano reso piuttosto fluida l’architettura societaria della società consortile delle ex banche popolari. Al contrario, un assetto più chiaro, magari contrassegnato da un accordo parasociale tra i maggiori soci, e una presenza nel Consiglio anche degli azionisti minori, e una netta separazione tra proprietà e gestione, potrebbe favorire anche lo sviluppo industriale della Sgr.
Va detto tuttavia che l’operazione non è scontata. Anzitutto resta da sciogliere il nodo principale, ovvero il prezzo. Le due venete punterebbero come è naturale a massimizzare il profitto e a registrare una plusvalenza, proprio per rafforzare il peso dell’operazione nell’ambito del capital plan. Difficile tuttavia che nel deal la parte acquirente non stia soppesando l’incognita relativa alla capacità futura di distribuzione dei prodotti da parte dei due istituti veneti. Appaiono lontani, insomma, i valori visti a novembre 2015, quando il Banco Popolare ha ceduto il proprio 19,9% a Bper e Sondrio per 95,5 milioni. Resta infine da capire se nella partita voglia entrare un soggetto terzo. Sul mercato si fa sempre il nome di Anima, che però dovrebbe dare un senso industriale e finanziario all’acquisizione di una partecipazione minoritaria di una realtà come Arca.

Luca Davi

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