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Bper razionalizza e incorpora tre controllate

Giovedì prossimo Alessandro Vandelli, amministratore delegato del gruppo Bper sarà con il presidente Ettore Caselli a Francoforte, nella sede della Banca centrale europea, per prendere contatto con il team di analisti che seguiranno la Popolare modenese. 
Sarà il primo incontro ufficiale dopo che, il 4 novembre scorso, Bper, come altre banche italiane, è finita sotto la vigilanza della Bce, lasciando la Banca d’Italia. Al netto degli aspetti legati alla Vigilanza, Bper si presenterà a Francoforte con il vestito nuovo. Lunedì scorso, 25 novembre sono state incorporate nella capogruppo la Popolare di Ravenna, l’avellinese Banca della Campania e la Banca Popolare del Mezzogiorno, con sede a Crotone.
«Due anni fa – sottolinea Vandelli – Bper era un gruppo composto da 12 banche. Oggi sono quattro. Soprattutto, siamo una sola banca dalla Sicilia a Cortina, capace di offrire l’esperienza della capogruppo sul fronte dell’export anche alla clientela dei centri più remoti. Una grande opportunità per tutti i nostri clienti». Il gruppo si compone poi di un’importante partecipazione (67 per cento) nella Cr Bra – la cui quota di minoranza è nelle mani della Fondazione Cr Bra – e delle due banche sarde, il Banco di Sardegna e la controllata Banca di Sassari. Ci sono poi le partecipazioni di minoranza, tra il 20 e il 30 per cento, in altre tre Casse di risparmio cuneesi: Fossano, Saluzzo e Savigliano. «Sono rapporti che durano da anni e che non vogliamo stravolgere – dice Vandelli – ma ritengo che il prossimo piano industriale, che contiamo di presentare a febbraio 2015, possa anche prospettare una realtà diversa. Stiamo vivendo una fase molto fluida nel mondo delle casse di risparmio e noi ci caratterizziamo per due elementi: siamo una banca fortemente radicata nei territori in cui operiamo e in grado di riconoscere le prerogative delle realtà locali. In più, non siamo partner occasionali, come il rapporto con il Banco di Sardegna dimostra: siamo una banca con cui è possibile lavorare assieme». Vandelli non lo dice, ma nei prossimi mesi potrebbero avviarsi dei colloqui con alcune fondazioni.
«Nel prossimo piano industriale speriamo ci possa essere una linea di continuità con il recente passato, una accelerazione dei processi si efficientamento della nostra presenza in alcuni territori», dalla Sardegna al Piemonte.
La prova generale si è vista nel settore del leasing , dove le due società del gruppo, con sede a Milano e in Sardegna e un totale di attivi di circa 3 miliardi di euro, sono state fuse in un’unica azienda con sede a Sassari. Ma non di sole incorporazioni vive una banca. Bper ha così avviato un fondamentale ridisegno della propria geografia interna, che ha portato alla creazione di nove Direzioni territoriali.
«Ci siamo mossi cercando di abbinare esperienza ed entusiasmo dei nostri uomini chiave. Il tutto con l’unico fine di lavorare a favore delle comunità in cui operiamo, per rafforzare la nostra caratteristica di banca popolare, attenta al territorio e alle realtà economiche che vi operano. Credo si stia percorrendo una strada significativa e importante, in linea con le esigenze del mercato e con un governo centrale del controllo dei rischi».
Al 30 settembre scorso Bper ha presentato 75,8 milioni di utile. «Ma soprattutto – conclude Vandelli – mi pare importante evidenziare che si sta registrando una frenata nella riduzione degli impieghi. Dai dati di settembre, ottobre e anche novembre sembra si sia chiusa la fase più acuta, non vi è più una riduzione dell’attività. Stiamo vivendo una fase intermedia, laterale, con la stabilizzazione degli aggregati e, francamente, per ora va bene così». Bper ha superato agevolmente l’esame del Comprehensive assesment della Bce, anche grazie a un aumento di capitale estivo da 750 milioni di euro e ora guarda a fine anno secondo gli schemi interpretativi imposti da Francoforte, che porteranno – per tutte le banche italiane – a una revisione della policy creditizie, ovvero della gestione del credito .
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