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Bper punta a mezzo miliardo di utili Vandelli: «Aperti ad altre acquisizioni»

Un piano industriale «credibile», basato su ipotesi «conservative» e per questo capace potenzialmente di «sorprendere il mercato» in futuro. Bper presenta le linee guida del piano al 2021 e lo fa nello stile classico della banca modenese, ovvero senza troppi fuochi d’artificio ma con la promessa di una redditività in crescita, un’accelerazione graduale nel derisking ma anche con una profonda revisione della struttura dei costi.
Il ceo Alessandro Vandelli, dopo aver chiuso con «grande soddisfazione» la tripla mossa dell’acquisizione di Unipol Banca, il riacquisto delle minorities in Sardegna e il rafforzamento in Arca Sgr, si ripresenta agli analisti per disegnare la traiettoria della banca nel prossimo triennio. Al 2021 la banca stima di raggiungere un utile netto di 450 milioni di euro che si confronta con i 366 del 2018, con un Rote da un 9% al 10%. Agli azionisti si promette un payout dividend del 25% medio annuo, contro il 16% attuale. Risultati che agli occhi del mercato appaiono a portata di mano (ieri il titolo a +2,71%), anche perché si fondano su stime «prudenti» complice il contesto economico in rallentamento e dominato dall’incertezza: al 2021 l’Euribor a 3 mesi è stimato allo 0,4% e il Pil è previsto in crescita dello 0,8%.
Per crescere, Bper punta su un aumento dei ricavi commissionali, e in particolare sullo sviluppo della Bancassurance (visti anche i rapporti «positivi» con l’azionista Unipol, dice Vandelli), del Wealth Management, dell’advisory alle imprese e del credito al consumo. Ma ciò che nell’idea del management rende il piano sostenibile è che la banca agirà in particolare sulla leva dei costi, che di fatto è la più governabile. Il gruppo conta di ridurre il rapporto tra costi e ricavi sotto al 59% dall’attuale 64%, grazie alla chiusura di 230 filiali (-16%), di cui oltre 50% entro la fine del 2019. Previste 1700 uscite complessive grazie a pensionamenti e adesione al fondo di solidarietà, compensate da 400 nuovi ingressi. Non solo: è in vista la semplificazione dell’assetto societario, con la riduzione delle entità legali da 5 a 2 (a regime ci saranno solo Bper e il Banco di Sardegna), una riorganizzazione delle strutture centrali a Modena, Bologna e Ferrara e una semplificazione dei processi amministrativi. «Il rischio di esecuzione è basso e quindi sono fiducioso che riusciremo a raggiungere gli obiettivi annunciati», spiega Vandelli agli analisti.
L’altra direttrice di intervento del piano definito con il supporto dell’advisor Bcg sarà quella della pulizia degli attivi, in linea con quanto avvenuto negli ultimi anni. Grazie allo smaltimento di ulteriori 1-2 miliardi di Npl in aggiunta al miliardo già ceduto a Unipol, l’Npe ratio scenderà dal 12% al di sotto del 9%. Ci sarà forse spazio in futuro per intervenire «anche sugli Utp», evidenzia Vandelli. Ma di certo il derisking verrà effettuato preservando l’attuale solidità patrimoniale, con un Cet 1 atteso al12,5% a fine piano. Con la stessa prudenza la banca si sta muovendo anche sul fronte sui titoli: i Btp in portafoglio rimangono al 30% del totale e al momento non c’è l’intenzione di aumentare la quota bensì di mantenere l’attuale strategia di diversificazione, come spiega il Cfo Roberto Ferrari.
La solidità patrimoniale a disposizione, in teoria, potrebbe consentire a Bper di guardare a operazioni straordinarie. Esclusa Mps («non credo in questo momento sia un target accessibile per il nostro gruppo», dice Vandelli), anche Carige sembra essere fuori dai radar: «siamo aperti» a valutare nuove acquisizioni, ma «in questo momento noi non siamo nel processo» dell’aggregazione. Infine una nota sulla governance: «Penso ci sarà un naturale esaurimento del periodo di carica di questo consiglio – conclude il manager – poi è possibile che nella prossima tornata ci sia qualcosa di diverso, ma spetta ai soci».

Luca Davi

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