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Bper, nel nuovo piano più risparmio e meno Npl

Da una parte, l’attenzione è concentrata sulla messa a terra del piano di smaltimento dei crediti deteriorati. Dall’altra, il focus è rivolto alle questioni riguardanti la crescita del Gruppo, che saranno al centro del piano industriale atteso nella seconda metà di settembre. Un piano che vedrà nel wealth management, nella bancassurance e nel corporate finance i principali motori di crescita. A tracciare i prossimi passi di Bper Banca è l’amministratore delegato Alessandro Vandelli. Che al Sole 24Ore conferma la volontà di «aumentare il dividendo nel 2018» anche sulla scorta di una trimestrale che, grazie al contributo del trading, ma non solo, ha generato la quota record di 251 milioni di euro.
Certo è che sullo sfondo rimane il tema del rapporto con gli azionisti. A partire da quello con un socio di peso come Unipol, il cui a.d. Carlo Cimbri nei giorni scorsi ha affermato che per la banca «un aumento di capitale accompagnato da una valida prospettiva industriale non sarebbe un’eresia». Vandelli sfugge a qualsiasi polemica. «Non è compito del Ceo commentare le dichiarazioni degli azionisti – dice il manager -. Osservo che siamo usciti con la migliore trimestrale di sempre e che negli incontri fatti in questi giorni nel road show a Londra e Parigi ho avuto ottimi riscontri da parte degli investitori, i migliori mai avuti». I rapporti con il numero uno del gruppo bolognese sono insomma «positivi e di reciproca stima». Di certo il feeling è forte con il mondo delle Fondazioni locali che, sotto la regia di Carimodena, hanno coagulato un altro 9-10% di capitale, dimostrando così di essere un valido polo complementare a Unipol. Gli enti, insieme all’assicurativo e alle storiche famiglie locali, rappresentano «un nocciolo duro del 25-30%, risultato straordinario per una ex popolare». Ora le cose potrebbero anche evolvere ulteriormente. Un po’ perché gli imprenditori privati sono destinati a crescere («non escludo possano rafforzarsi fino al 7-8%»), un po’ perché, come noto, da tempo si ragiona sull’ipotesi di un incremento della Fondazione Sardegna, che potrebbe limare il peso nel Banco di Sardegna per poi salire nel capitale della banca modenese. In questo senso le valutazioni sono in corso e «nei prossimi mesi – dice Vandelli – mi piacerebbe avviare un fase di verifica per capire se ci sono le condizioni» per fare l’operazione .
Di sicuro al momento l’impegno del management è concentrato sugli Npl. Nel primo trimestre il gruppo ha aumentato le coperture di quasi il 9%, al top del sistema, rettifiche che grazie alla normativa sono state assorbite dal patrimonio e non dal conto economico. «Così facendo abbiamo creato i presupposti per risolvere definitivamente il tema del credito problematico, con la prospettiva di cedere almeno 4,5 miliardi di Npl su un perimetro già delineato di 6,4 miliardi con coperture molto elevate, così da scendere in termini di Npe ratio lordo al di sotto del 10% entro il 2021». Se sulla cartolarizzazione da un miliardo circa relativa al Banco di Sardegna, il deal è in fase «molto avanzata» («abbiamo già individuato il potenziale investitore per le tranche mezzanine e junior e confidiamo di chiudere entro giugno»), a «buon punto» è la cartolarizzazione da circa due miliardi della capogruppo. «Stiamo delineando il perimetro complessivo» e «vogliamo comunque chiudere entro il 2018, a prescindere dalle incognite su tempi e modalità di rinnovo della Gacs».
L’extra provisioning da 1,1 miliardi, «ancora più alto delle attese», è stato apprezzato dagli investitori «anche perchè abbiamo mantenuto una solida posizione di capitale», oggi all’11,7% in termini di Cet 1 fully phased. L’aspetto positivo è che «grazie agli elevati livelli di copertura raggiunti ora ci si attende una riduzione del costo del credito e benefici anche sotto il profilo fiscale». Ma la piattaforma di gestione di Npl, come si mormora, potrebbe rientrare tra le valutazioni di possibile cessione? «Bper Credit management d è nata nel 2016 e sta ottenendo ottimi risultati, con un recupero in crescita del 30% nel 2017. Il gruppo è formato da 170 persone dedicate, e sta performando oltre le aspettative. Oggi c’è molto interesse, e qualcuno ci ha approcciato: soggetti importanti, che pensavamo interessati a realtà più grandi di noi. A tutti abbiamo spiegato che oggi siamo focalizzati sul nostro lavoro».
Sul futuro, insomma, si vedrà. Per ora c’è tempo per ragionare sul nuovo piano industriale, che sarà fondato su due pilastri, «efficienza e semplificazione», e avrà l’obiettivo di «rilanciare ulteriormente la redditività». Forte attenzione sarà dedicata al cost/income, mentre «vogliamo incrementare la componente delle commissioni: potenzieremo le attività in ambito wealth management, sia sul personal che private. Puntiamo molto, inoltre, sulla crescita dalla bancassurance, da cui intendiamo ricavare circa il 10% del totale commissioni nell’arco dei prossimi tre anni». Infine «ci focalizzeremo anche sui servizi di finanza d’impresa», così come sul credito al consumo, su cui la banca sta spingendo già oggi.

Luca Davi

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