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Bper compra Cariferrara per un euro e ripulita da Npl

Bper si porta a casa una Cariferrara ripulita dagli Npl (circa 380 milioni lordi) per un euro. Nel contempo, il Fondo di risoluzione dovrà procedere a una ricapitalizzazione da 230-240 milioni, per far sì che Nuova Carife raggiunga un patrimonio target di 153 milioni di euro e copra le perdite derivanti dalla cessione degli Npl.
È questo l’accordo finale a cui sono giunte le parti in campo (Bper da una parte e Banca d’Italia dall’altro) al termine di una trattativa iniziata lo scorso dicembre. La fusione, che dovrebbe vedere il closing tra maggio e giugno, non cambia il volto della banca guidata da Alessandro Vandelli. In termini di dimensioni, Carife rappresenta il 3-4% degli attivi di Bper.
Non certo un game changer per la storia di un istituto che punta ad altri tipi di aggregazioni, da Creval a Popolare Sondrio. Ma nello stesso tempo il deal permette di generare alcuni effetti economici e finanziari a costo zero.
Modena assorbe impieghi puliti per circa 1,6 miliardi, una raccolta diretta per 2 miliardi e indiretta per 1,5, una rete di circa un centinaio di sportelli (concentrati a Ferrara e in Veneto, e destinati a una decurtazione netta) in cui opereranno circa 500 dipendenti. Non solo. In linea con quanto accaduto a Ubi per l’acquisto delle tre good banks, per Bper è previsto l’utilizzo di crediti fiscali (le deferred tax assets, Dta) su perdite pregresse per almeno 90 milioni (il 30% dei quali andranno al venditore, ovvero al Fondo di risoluzione), ammontare che è destinato a crescere in virtù delle perdite generate dalla cessione di circa 380 milioni di Npl ad Atlante. Complice la vendita dell’intero portafoglio Npl e l’introduzione pressochè esclusiva di crediti in bonis, Bper stima una riduzione dell’Npl ratio di 50 punti, e un impatto sul Cet 1 inferiore ai 20 punti base. Tutto è subordinato all’estensione dei modelli avanzati di rating di Bper all’intero blocco di crediti della nuova Carife, ma a Modena c’è fiducia sull’ok da parte della Vigilanza.
Così come c’è fiducia sul fatto che anche Atlante e il Fondo di risoluzione si accordino sul prezzo dei crediti da cedere. Il tema è rilevante, perchè nel portafoglio di Nplci sono quasi 250 milioni di inadempienze probabili. Atlante, impegnato sul fronte delle due Venete, vuole spendere il meno possibile; il Fondo di risoluzione, da parte sua, vuole perderci il meno possibile. Nel caso di Ubi, i crediti erano passati di mano a circa un terzo del loro valore. Si vedrà in questo caso. L’intero portafoglio di 380 milioni sarà deconsolidato tramite una cartolarizzazione. Atlante, che opera in sinergia con Fonspa, potrebbe acquisire la tranche mezzanina o equity.
La cartolarizzazione
Resta il fatto che proprio a valle dell’accordo tra il veicolo guidato da Alessandro Penati e il Fondo di risoluzione (Banca d’Italia) si capirà anche il gap di capitale di cui ha bisogno Carife. La stima finale è per una ricapitalizzazione nell’ordine dei 230-240 milioni, che serve a portare il patrimonio della banca acquisita a 153 milioni. Carife dovrà coprire accantonamenti e fondi rischi che, a valle della due diligence condotta da Bper, sono stati quantificati in 215 milioni. Tra questi, oltre ai costi della cessione degli Npl , ci sono i costi per la migrazione informatica, i costi pe l’integrazione della rete degli sportelli di Nuova Carife (le cui insegne spariranno una volta siglato il closing), i rischi legali, uno specifico impairment sul valore di titoli Afs e asset immobiliari. Il patrimonio target è stato calcolando tenendo conto anche della perdita attesa di Carife per l’intero esercizio 2017.
Va detto che solo una volta effettuato il deconsolidamento degli Npl e varato l ’aumento, ci sarà la firma finale, che è peraltro subordinata a un precedente via libera da parte di Bce, Dg Comp e Antitrust. L’accordo prevede che tutto venga finalizzato entro luglio, ma non è escluso che, se tutto filerà liscio, la firma arrivi prima, tra maggio e giugno. Del resto uno dei nodi più complessi, ovvero la procedura sindacale, è già stato sciolto. La manovra, dal costo di circa 50 milioni interamente a carico di Carife, prevede l’uscita di circa 400 risorse tra aprile e novembre. Senza contare che Bper, che è stata assistita per gli aspetti finanziari da Kpmg e da Gattai, Minoli, Agostinelli, Partners per quelli legali, cresce in una provincia – Ferrara – attigua a quella di Modena, e questo agevolerà il processo di integrazione. Per Alessandro Vandelli, amministratore delegato di Bper, «l’operazione ha una spiccata valenza industriale» e «ci consente di aumentare le nostre quote di mercato in una provincia, Ferrara, dove la penetrazione risulta inferiore alla media delle altre province».

Luca Davi

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