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BoT, tassi negativi anche sui 12 mesi

Dopo i CTz e i BoT semestrali collocati a fine ottobre anche i BoT a un anno registrano rendimenti negativi in asta. Il Tesoro cioè non paga nulla agli investitori per rifinanziarsi ma anzi ci guadagna visto che tra un anno dovrà restituire a chi li ha comprati un ammontare inferiore. Dello 0,03% per la precisione. Questo infatti è stato il rendimento (con il segno meno davanti) che ha spuntato al collocamento di titoli a 12 mesi in programma ieri. Il tasso è sceso di 5 punti base rispetto all’asta precedente e la domanda è stata pari a quasi due volte l’offerta.
Il paradosso dei tassi negativi è strettamente correlato al livello (-0,2%) a cui sono stati portati i tassi di interesse sui depositi Bce. Una delle tante iniziative che l’Eurotower ha preso per combattere la deflazione e incentivare le banche a utilizzare l’enorme liquidità a loro disposizione per finanziare l’economia reale. Un obiettivo quest’ultimo che inizia a concretizzarsi come dimostra la ripresa dei prestiti a famiglie e imprese certificato dagli ultimi sondaggi tra gli operatori condotti dalla Banca centrale europea. Certo non tutta la liquidità in eccesso può essere impiegata per finanziare l’economia reale o investire sui mercati. Con un deposito Bce remunerato allo 0,2% negativo, occorre trovare un «parcheggio» alternativo. I titoli di Stato a breve scadenza, per quanto antieconomici per via dei tassi sotto zero, sono una valida opzione nella misura in cui il rendimento sotto zero è comunque più favorevole rispetto al -0,2% della Bce. Poi non bisogna dimenticare che le banche utilizzano questi titoli come collaterale (cioè garanzia) per finanziarsi alla Banca centrale europea.
Insomma, anche se non sembra, una seppur minima convenienza a detedere titoli che non rendono ma costano per gli investitori c’è. Soprattutto dopo che lo stesso Mario Draghi all’ultimo direttivo Bce ha lasciato intendere di esser pronto a varare nuove misure espansive come un aumento del Quantitative easing e un nuovo taglio dei tassi sui depositi. È stata in particolare questa apertura a provocare il netto calo dei tassi dei titoli di Stato a breve e brevissima scadenza. Complessivamente, calcola BofA Merrill Lynch, il controvalore dei titoli che viaggiano a tassi sotto zero nell’Eurozona oggi è pari a 2600 miliardi di euro, il 40% del totale. Sul mercato secondario i tassi italiani a un anno sono già scesi sotto zero tra fine ottobre e inizio novembre. Nel caso dei titoli tedeschi si trovano rendimenti inferiori allo 0,3% negativo dalla scadenza di tre anni in giù. In questo caso i tassi sono più bassi non solo dell’attuale remunerazione sui depositi (-0,2%) ma anche di quella futura prevista dagli analisti dopo le citate esternazioni del presidente Mario Draghi ossia -0,3 per cento.
Oggi il Tesoro prosegue la sua tornata di aste con un collocamento di BTp a tre, sette e venticinque anni da cui punta a raccogliere fino a un massimo di 5,5 miliardi di euro. Un collocamento che non dovrebbe riscontrare problemi di raccolta. Anche perché, come fa notare lo strategist per il reddito fisso di Unicredit Elia Lattuga, in questa fase il nostro Paese è quello visto meglio tra i “periferici” visto che «il Portogallo vive una fase politica travagliata e rischia il declassamento dall’agenzia di rating Dbrs, la Grecia si è vista rimandare l’esborso della prima tranche di aiuti dai creditori internazionali e la Spagna si avvia verso le elezioni in un clima di crescente tensione interna a causa delle spinte indipendentiste della Catalogna».
Se nei giorni scorsi i titoli di Stato continentali avevano sofferto l’impennata dei tassi dei Tbond americani, risaliti sulla scommessa di una stretta Fed a dicembre, in questi giorni sono ritornati gli acquisti. Ieri tutti i principali titoli di Stato dell’area euro hanno registrato ribassi dei rendimenti. In chiaroscuro invece la giornata di Borsa con gli indici che hanno chiuso la seduta poco mossi rispetto ai livelli dell’apertura.

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