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BoT, il Tesoro si finanzia a tasso zero

Per finanziare il debito a sei mesi il Tesoro non pagherà interessi. È quanto ha decretato l’asta di ieri con cui Via XX settembre ha collocato BoT semestrali per un controvalore di 6,5 miliardi a tasso “0” spaccato. La domanda degli investitori – che certo ha contribuito a schiacciare il rendimento – è stata il quasi il doppio (11,7 miliardi) dell’importo offerto.
In realtà, a voler trovare i puntini sulla “i” di inflazione, non è tecnicamente esatto dire che l’ultima emissione sarà sicuramente neutrale per le casse dello Stato. Dipende da come si muoverà l’inflazione nel prossimo semestre. Considerando che a marzo il costo del denaro è sceso dello 0,1% su base annua (che vuol dire deflazione) e che ad aprile gli analisti di UniCredit prevedono che il costo del denaro resti a -0,1%, va detto che se nei prossimi sei mesi non dovesse rispuntare un po’ di inflazione c’è il rischio che questa emissione non sia del tutto a impatto zero in termini reali. Staremo a vedere. In ogni caso, a questi livelli il governo conta di centrare l’obiettivo di ridurre di 10 miliardi la spesa annua nominale per interessi sul debito pubblico, da 85 miliardi del 2014 a 75 miliardi.
A fare incetta di BoT sono stati gli investitori istituzionali, tra banche, fondi d’investimento e trader. «Se ci stupisce che qualcuno compra un BoT italiano a “0”, teniamo sempre presente che c’è chi è disposto a comprare carta tedesca o finlandese fino a sette anni a tassi negativi», fa notare la strategist di Intesa Sanpaolo, Chiara Manenti. E il motivo per cui l’asta è andata a ruba è semplice: eccesso di liquidità dovuta dalle politiche monetarie espansive delle banche centrali, in primis dal Quantitative easing della Bce lanciato il 9 marzo.
Su questo versante oggi potrebbe arrivare un’altra risposta significativa dato che si torna in asta, ma sulla parte lunga della curva. Saranno offerti BTp a 5 anni in prima tranche e scadenza 1 maggio 2020 per un valore tra 3 e 4 miliardi, BTp a 10 anni in quinta tranche scadenza 1 giugno 2025 per un valore tra 1,5 e 2 miliardi e CcTeu in terza tranche scadenza 15 giugno 2022 per un valore tra 1,75 e 2,25 miliardi. I BTp a 5 anni sul mercato secondario viaggiano allo 0,59%, i titoli decennali all’1,37% (spread con il Bund tedesco a 121 punti).
Sulle Borse è invece tornata la volatilità, leit motiv delle ultime sedute. Francoforte si è rimangiato tutto il guadagno messo a segno lunedì cedendo l’1,89%. Milano ha perso l’1,15%, Parigi ha perso l’1,81% e Londra l’1%. Si è mossa in controtendenza Atene (+1,41%), con il mercato che ha letto nell’ipotesi di indire un referendum sull’eventuale accordo con i creditori – rilanciata dal premier Alexis Tsipras il giorno dopo il siluramento del ministro delle Finanze Yanis Varoufakis dal ruolo di coordinatore del negoziato sul debito con Fmi e Ue – la strada per uscire dallo stallo. La Borsa di Atene è salita per la quinta seduta consecutiva. In una settimana le azioni della Piraeus Bank sono rimbalzate del 100%. Il clima più sereno è confermato anche dal nuovo calo dei rendimenti dei titoli a due anni di Atene, scesi di 147 punti al 19,6% (la scorsa settimana erano al 30%).
Il market mover di giornata sul fronte macro è stato il dato sulla fiducia dei consumatori negli Usa: ad aprile l’indice del Conference Board è sceso a sorpresa a quota 95,2 da 101,4 del mese di marzo, in netto ribasso rispetto alle stime degli economisti che invece avevano ipotizzato una crescita a 102,2. Dopo la pubblicazione del dato sono scattate ulteriori vendite sul dollaro, già debole nel corso della sedute, con l’euro che si è portato a quota 1,0990. È evidente che gli investitori non si aspettano colpi di scena dal Fomc (il comitato federale della Federal Reserve) iniziato ieri, che questa sera si concluderà con un comunicato stampa (ma non con un discorso del governatore Yanet Yellen). La sensazione è che gli Usa alzeranno i tassi solo a fine anno o, addirittura, rimanderanno la stretta al 2016.
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