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BoT, i rendimenti tornano sopra l’1%

Il day after il declassamento di S&P’s del debito italiano non è stato drammatico come si temeva. I timori della vigilia sono stati fugati dal segnale proveniente dall’asta dei BoT a sei mesi e a un anno che hanno raccolto una forte domanda dagli investitori. Nessuno scossone per il BTp decennale, mentre a soffrire sono stati i Bonos spagnoli a causa delle negative previsioni del Fmi per l’economia iberica nel 2014. Al contrario in Germania i tassi continuano a scendere fino a diventare negativi quando si scontano dell’inflazione: all’asta dei titoli a due anni, gli Schatz, il rendimento è sceso allo 0,07% dallo 0,18% del mese precedente.
Di tutt’altro segno l’asta del Tesoro che ieri ha collocato 7 miliardi di BoT a un anno, contro una richiesta di 10,9 miliardi di euro con un tasso medio ponderato semplice che sale dallo 0,962% della precedente emissione all’1,078 per cento. A dispetto delle previsioni, la domanda è migliorata rispetto alla precedente asta con un rapporto di copertura passato da 1,49 a 1,56 dell’asta di ieri. Il Tesoro ha fatto il pieno anche dei 2,5 miliardi di BoT a sei mesi, con richieste per 4,521 miliardi e il rapporto di copertura è risultato pari a 1,81. Il rendimento medio ponderato semplice è stato pari a 0,599%, con un prezzo medio ponderato di 99,734. «Tutto sommato l’asta è andata bene: il mercato ha approfittato della riduzione del giudizio sull’Italia a BBB deciso da S&P’s per spuntare qualche centesimo di rendimento in più, ma questo ha permesso di sostenere la domanda», ha commentato Attanà, presidente Assiom Forex. Oggi si ricomincia con l’asta di BTp con un’emissione fino a 6,5 miliardi di euro tra CcTeu e BTp a 3 e 30 anni, che dovrebbe seguire lo stesso copione. Secondo gli operatori interpellati da Radiocor, i tassi sono attesi su livelli sostanzialmente stabili per il BTp triennale e in lieve rialzo per il titolo a 30 anni che lo scorso maggio è stato collocato in prima tranche al 4,98 per cento.
La pressione, dunque, continua a farsi sentire tra i paesi dell’Europa periferica dove le prospettive restano deboli. Nonostante il taglio del rating a BBB da BBB+ con outlook negativo impresso da Standard & Poor’s alla Repubblica italiana, il BTp a 10 anni si è mantenuto stabile al 4,43% dopo avere aperto la seduta al 4,49% e lo spread si è portato a 278 centesimi da 287 delle prime battute. In Spagna, invece, lo spread dei Bonos sul Bund a 10 anni è salito a 314 punti base e il rendimento al 4,8 per cento. La decisione dell’agenzia di rating, portando il merito di credito dell’Italia a BBB, due livelli sopra high yield, è legata alle prospettive economiche del paese, in particolare la produzione industriale scesa nel primo trimestre dell’8% rispetto all’ultimo trimestre del 2007, data da cui si fa partire l’inizio della crisi finanziaria. L’agenzia di rating ha ridotto le prospettive di crescita del Pil nel 2013 a -1,9% da -1,4 per cento.
In linea con le emissioni dei paesi core dell’Europa, il fondo salva Stati European Financial Stability Facility (Efsf) ieri ha collocato bond a 7 anni per 5 miliardi di dollari registrando una domanda per 6,7 miliardi. Il prezzo è stato fissato a 26 punti base sopra il midswap. «L’operazione ha aperto in modo eccellente il nuovo trimestre – ha detto Christophe Frankel, direttore finanziario e vice ceo dell’Efsf -. Nel terzo trimestre prevediamo di raccogliere 13 miliardi di euro e la nostra possibile finestra per ulteriori emissioni sarà il 22 di luglio». Dall’altra parte dell’Atlantico, ieri sono state pubblicate le minute dell’ultima riunione della Fed dalle quali è emerso che il board è diviso sul tempismo con cui limitare il Quantitative easing: i Treasurys hanno girato in positivo con rendimenti in calo al 2,65% dal 2,66 per il bond decennale e al 3,67% per il trentennale. Sui mercati valutari, l’euro è salito a 1,2851 dollari mentre il biglietto verde è calato a 100,37 yen.

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