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Bot giù fino allo 0,7% Metà di un anno fa

Tutto esaurito all’asta di ieri dei Bot. Che con una domanda pari a 1,65 volte l’importo offerto (8,5 miliardi di euro) hanno fatto segnare un rendimento dello 0,731%, in calo rispetto allo 0,949% dell’asta di dicembre, riportandosi così ai livelli del marzo 2010.
Sulla scia del buon risultato dell’asta Ctz di lunedì, il Tesoro ha quindi messo a segno un altro successo, in attesa di chiudere oggi il ciclo delle aste di gennaio, con una nuova offerta di Btp.
La forte richiesta appare come una ulteriore conferma della ritrovata fiducia degli investitori nazionali e internazionali nei confronti dei titoli del debito pubblico italiano: nonostante l’incertezza politica, spiegano gli analisti, gli investitori comprano a piene mani «perché rassicurati dal piano anti-spread» messo a punto dalla Banca centrale europea. E oggi il Tesoro torna sul mercato con una emissione di Btp a 5 e 10 anni per un ammontare massimo di 6,5 miliardi, mentre domani vanno in scadenza Bot per 9,775 miliardi.
Intanto lo spread tra il Btp e il Bund tedesco scivola sotto quota 250 punti base (attestandosi a 248) con il tasso sul decennale al 4,17%. Il rinnovato appetito degli investitori per i titoli di Stato dei Paesi periferici ha portato nelle casse di Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e Irlanda «circa 100 miliardi di euro» di capitali privati, pari al 9% della produzione economica dei cinque Paesi, negli ultimi quattro mesi del 2012.
Si tratta di una decisa inversione di tendenza, come riporta il Financial Times citando i dati di Ing, rispetto ai primi otto mesi del 2012, quando erano «fuggiti» dai cinque Stati 406 miliardi di euro, pari al 20% del loro Pil, che si sono andati a sommare alla fuga di 300 miliardi di euro del 2011. L’azione della Bce «ha incoraggiato i reinvestimenti nei Paesi colpiti dalla crisi», sottolinea il quotidiano della City londinese.
Sul fronte del mercato valutario va inoltre segnalato il rafforzamento dell’euro, che ieri è arrivato a sfiorare quota 1,35 nel cambio con il dollaro: 1,3496 il valore di chiusura, in pratica ai massimi dal dicembre 2011 contro il biglietto verde. Secondo gli analisti, a penalizzare la valuta Usa sono soprattutto le attese degli investitori, convinti che la Federal Reserve continuerà a sostenere l’economia americana con misure di stimolo.

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