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Bot al 3%, ecco come sceglierli

di Giuditta Marvelli

Bot semestrali da record sopra il 3% lordo, salvadanai on line in gara per attirare clienti con tassi sempre più elevati, Btp in cronica tensione in attesa delle ormai prossime aste di fine mese. Posto che il free risk, l'investimento a rischio zero su cui misurare tutto il resto, non è più quello di una volta, ecco le ultime notizie ragionate dai perigliosi mercati del reddito fisso e dai parcheggi remunerati che piacciono sempre agli italiani.

Ieri il Tesoro ha collocato otto miliardi di Bot semestrali a un tasso lordo del 3,071% (pari a un 2,28% al netto di Fisco e commissioni bancarie), mentre per il Bot «flessibile» (la riapertura del trimestrale con 73 giorni di vita, fino al 15 dicembre) chiesto a gran voce dalle tesorerie delle banche, il rendimento balla intorno all'1,8%. Sempre ieri è arrivato sul mercato il Ctz, il biennale senza cedola, che scade nel 2013 offrendo il 4,511% lordo (3,9 netto). In tutti i casi la domanda è stata ben superiore all'offerta — un dato fondamentale per la credibilità dell'Italia — ma i rendimenti elevati, che stabiliscono nuovi record rispetto all'estate del 2008, misurano la febbre dell'emergenza. Basta fare un paragone con la Spagna, che fino a qualche mese fa pagava un premio più caro di quello italiano rispetto ai bund tedeschi e che oggi ci ha superato a sinistra. L'asta semestrale di Madrid, contemporanea alla nostra, si è chiusa con rendimenti lordi del 2,7%, vale a dire trenta centesimi in meno di quelli pagati qui.

Concedere fiducia all'Italia a breve termine (da tre mesi a due anni) oggi dunque rende da poco più di uno a quasi il 4%. Ne vale la pena? Tutti vorremmo rispondere di sì. Intanto, a suon di promozioni, si è scatenata la competizione dei salvadanai online, offerti da banche italiane e straniere. Quegli stessi istituti che sono i primi investitori dei titoli di Stato in euro e che soffrono tutte le volte che l'ansia da debito sale. Nel giro dell'estate i depositi vincolati accessibili dalla Rete sono aumentati anche di mezzo punto percentuale, arrivando a toccare, se si considerano le scadenze 12-18 mesi, quel 4% lordo, sfondato ieri dal Ctz biennale. Fin qui il carpe diem, perché comprare Bot e tenere i soldi sul deposito on line non vuol dire investire. Vuol dire parcheggiare, cercando di tener fuori dal recinto l'inflazione (2,8%).

L'altro capitolo è quello dell'investimento in Btp e Cct, i titoli con vita più lunga che richiedono un impegno compreso tra tre e trent'anni. I rendimenti dei Btp oggi oscillano tra il 4,6% lordo delle scadenze 2015 al 6,4% di quelle trentennali. La decennale, quella che si utilizza per misurare la nostra virtù appannata rispetto alla Germania, ieri sul mercato rendeva il 5,5%, oltre 360 punti in più di quanto pagava Francoforte per i suoi Bund 2021. Oggi il Tesoro dovrebbe piazzare il Btp legato all'inflazione, mentre domani, 29 settembre, si aprirà un'asta decisamente più impegnativa, dopo la bocciatura di S&P per il nostro debito. In offerta i Btp brevi (tre anni) e lunghi (dieci anni), oltre ai Cct quinquennali legati al tasso Euribor e non più al Bot semestrale, che oggi si comprano a 88,5 e rendono un 5,7%.

Che cosa fare? Avere in portafoglio solo titoli italiani non è consigliabile. Ma arrivare al 15-20%, prediligendo magari le scadenze non molto lunghe (tre-cinque anni), consente di inseguire un rendimento fuori dal bunker tedesco (sicuro, ma pari a poco più di zero), senza alzare troppo la posta del rischio. Anche se per definire il rischio, oggi, bisogna rivedere molte certezze passate.

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