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BoT ai minimi, effetto-petrolio sulle Borse

Ancora un record, il primo del 2015. Il Tesoro ha venduto BoT a 12 mesi in asta al tasso dello 0,243%, mai così in basso. Nella precedente analoga emissione di dicembre il tasso fissato dei titoli di debito annuali si era attestato allo 0,418%. Con l’asta di ieri Via XX settembre raccoglie con il minimo sforzo i primi 8 miliardi (la domanda ha superato di 1,57 volte l’offerta) del 2015: un anno che si annuncia più “pesante”. Nei prossimi 12 mesi, infatti, giungeranno a scadenza titoli di Stato per 204 miliardi di euro a fronte dei 193 miliardi del 2014, con emissioni nette attese pari a 55 miliardi di euro.
A fronte di ciò, il successo della prima asta dell’anno dimostra che, mentre il mercato attende il via libera della Bce al quantitative easing (allentamento monetario) nel mese di gennaio (il consiglio si riunirà a Francoforte giovedì 22), i bond italiani continuano a rappresentare una delle migliori forme di impiego della liquidità nel breve termine. È stata una giornata serena anche sul mercato secondario dei titoli a lungo termine. Il rendimento dei BTp è sceso all’1,81% portando lo spread con il Bund tedesco a 132 punti.
Anche le Borse hanno terminato la giornata con prevalenza di acquisti. Dopo il -5% archiviato nelle ultime cinque sedute il Ftse Mib di Piazza Affari ha guadagnato lo 0,95%, un po’ al di sotto delle principali Borse europee (Francoforte +1,4%, Parigi +1,18%). Ma non senza fatica. Per l’azionario italiano, infatti, è stata una giornata ad altissima volatilità. A due ore dalla chiusura il listino milanese cedeva quasi un punto percentuale per poi girare in rialzo e chiudere in positivo, allinenandosi alla performance della prima parte della mattina. A innescare le tensioni è stato l’andamento del prezzo del petrolio, sceso nel corso delle contrattazioni sotto i 47 dollari al barile, il livello più basso da aprile 2009. Hanno pesato le previsioni di Goldman Sachs che ha tagliato le stime sull’andamento dei prezzi del petrolio nel 2015 e 2016. Per quest’anno prevede il Wti (il petrolio quotato a New York) a 47,15 dollari al barile, dai 73,75 dollari precedentemente previsti e per il 2016 stima il greggio Usa da 80 a 65 dollari, mentre per il Brent (il petrolio del Mare del Nord) prevede 50,40 dollari da 83,75 dollari per il 2015 e per il 2016 da 90 a 70 dollari. E hanno pesato anche le frasi del principe saudita Alwaleed bin Talal che ha spiegato che «se l’offerta resterà ai livelli attuali e la domanda rimarrà debole, i prezzi caleranno ancora» ma ha anche sentenziato: «Sono sicuro che non vedremo più prezzi a 100 dollari al barile».
Proprio la debolezza del greggio ha appesantito le quotazioni di Wall Street e ha trascinato al ribasso anche i titoli petroliferi di Piazza Affari (si veda articolo in basso). Tra gli altri comparti, andamento a due velocità per i bancari italiani. Forti vendite su Banca Carige (-9%) dopo che la Consob ha chiesto l’annullamento del bilancio 2013 per non conformità alle norme che ne disciplinano la redazione. Male anche Banca Mps, Banco popolare mentre UniCredit e Intesa Sanpaolo sono tornati in territorio positivo.
Sul mercato valutario l’euro ha resistito sopra 1,18 dollari mentre è tornato la debolezza sul rublo (-2% sul dollaro e -3% sull’euro) dopo che l’agenzia di rating Fitch, venerdì, ha declassato il rating della Federazione, a “BBB-”, un solo gradino dal livello dei titoli spazzatura.

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