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BoT a ruba, domanda debole sul Bund

«Choppy market». Cioè, nel linguaggio degli operatori, un listino senza direzione. Che va un po’ su e un po’ giù. Così possono descriversi le Borse europee di ieri. Partite deboli, sono state un poco galvanizzate dalle parole di Vitor Constancio. Il vice governatore della Bce, infatti, è stato chiaro: l’eventuale decisione sull’acquisto dei titoli di Stato da parte della Bce potrebbe essere presa nel primo trimestre del 2015. Certo, la dichiarazione ha smorzato gli entusiasmi di chi si attendeva l’annuncio già il prossimo 4 dicembre. E, però, ha confermato che il «bazooka» può veramente sparare. 
Questa considerazione non è stata comunque sufficiente a definire al rialzo il trend. L’apertura debole di Wall Street, infatti, ha di nuovo spinto all’ingiù i listini. I quali, alla fine, hanno chiuso in ordine sparso: in rialzo Francoforte (+0,55%) e Zurigo (+0,18%). In calo, invece, Milano (-0,36%) e Madrid (-0,48%). «La dinamica non deve stupire – dice Antonio Cesarano, economista di Mps capital services -. Gli investitori si sono posizionati in attesa dei due market mover di domani (oggi per chi legge, ndr)». Cioè, «il dato sull’inflazione tedesca e la riunione dell’Opec». Si tratta, a ben vedere, di due eventi determinanti proprio in funzione della Bce. «Se, infatti, i prezzi al consumo risultassero superiori al consensus, il pressing per l’allentamento quantitativo perderebbe un po’ di smalto». All’opposto, l’eventuale mancato accordo sul taglio alla produzione di petrolio potrebbe indurre ulteriore debolezza alle quotazioni del barile. Con il che, l’inflazione aggregata avrebbe un altro motivo per non salire. E il dito sul grilletto del «bazooka» rimarrebbe premuto.
Già i titoli di Stato. Proprio l’ultima seduta è stata caratterizzata da alcune aste. In primis quella dei «nostrani» BoT a 6 mesi. Il MeF, a fronte di un rapporto tra domanda e offerta di 1,72, ha collocato tutti 6 miliardi previsti con un saggio medio lordo in calo allo 0,272%. Insomma, la vendita è andata a buon fine. Diverso, invece il risultato in quel di Berlino. Qui, infatti, l’asta di Bund decennali è andata tecnicamente scoperta. L’obiettivo era collocare fino a 4 miliardi di governativi. La richiesta si è fermata a 3,25 miliardi. Una divergenza tra le due vendite che sorprende? Ovviamente no. Il rendimento del Bund (ieri al nuovo minimo storico dello 0,74%) è talmente basso che sono più gli acquisti finalizzati a strategie più complesse (magari su BTp) che quelli voluti per comprare il titolo in sè. Di qui la minore domanda. Al contrario, il BoT a 6 mesi rende ancora «qualcosa» ed è, così, usato soprattutto per gestire la liquidità da parte degli istituzionali. Lo spread BTp-Bund ha chiuso in leggero rialzo a 142 punti base.
Nel mondo delle valute, l’euro è salito oltre 1,25 contro il dollaro. Qui, a ben vedere, hanno giocato i dati macro Usa non così positivi. Dalle richieste di sussidi di disoccupazione oltre le stime alle vendite di nuove case inferiori alle attese, c’è stata delusione. Certo, la fiducia dei consumatori è salita ai massimi di 4 anni (quella in Italia, in mattinata, era scesa). Ma questo, evidentemente, non è bastato. Forse anche attirati dalla parole di Junker sul piano d’investimenti Ue sono, così, arrivati gli acquisti sull’euro.
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