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Borse, Wall Street stacca l’Europa

Nessun taglio dei tassi, che restano fermi allo 0,75%. Nessun commento sulla possibilità che la Spagna possa chiedere l’intervento dell’Esm, attivando così lo scudo anti-spread. Insomma, tutto come previsto. Mario Draghi, in occasione dell’appuntamento mensile del Consiglio direttivo della Bce (tenutosi ieri in trasferta a Lubiana rispetto alla tradizionale sede di Francoforte), non regala alcuna sorpresa positiva (né, d’altra parte, neppure negativa) a operatori e analisti. In assenza di grandi spunti, e dopo aver oscillato per tutta la seduta in cerca di una direzione, gli indici hanno chiuso lievemente negativi tra i volumi ridotti. Ad appesantirli a metà mattinata sono stati gli esiti non eccezionali dell’asta spagnola: Parigi ha perso lo 0,14%, Milano lo 0,15%, Madrid lo 0,18%, Francoforte lo 0,23%.
Più volatili i titoli governativi periferici, che dopo aver paradossalmente beneficiato del l’asta spagnola, sono tornati sotto tensione proprio durante il discorso di Mario Draghi ai giornalisti. Dopo aver toccato un minimo intraday del 5,06% nel pomeriggio, il tasso del decennale italiano si è surriscaldato per chiudere al 5,12% in lieve rialzo rispetto al 5,1% del giorno prima. Ancora più movimentata la giornata dei titoli spagnoli, il cui saggio decennale è salito di 10 punti base, al 5,88% dal 5,78%. Complice un tasso del Bund, tradizionale bene rifugio, che si è mosso da un minimo di giornata dell’1,43% a un massimo di 1,49% (per poi chiudere quasi invariato rispetto al giorno prima, all’1,47%) lo spread italiano si è mosso di conseguenza, allargandosi in giornata per poi chiudere a quota 368 dai 365 punti base di mercoledì.
Francia e Spagna in asta
Per quale motivo i gestori si siano mossi in maniera contrastante tra azionario e obbligazionario non è chiarissimo. Certo è che, fino alle dichiarazioni di Draghi ai giornalisti, i tassi erano calati sulla scia dell’asta spagnola: in mattinata il Tesoro iberico ha venduto bond con scadenza 2014, 2015 e 2017 per 3,99 miliardi di euro, quasi l’intero target previsto, fissato a 4 miliardi.
I tassi sono risultati in calo sia sul titolo biennale (sceso al 3,282% dal 5,204%) e sul quinquennale (al 4,766% dal 6,459%). Meno confortante invece l’esito dell’asta a tre anni, i cui tassi sono saliti al 3,956% dal 3,845% dell’asta precedente. È insomma il segnale che le tensioni sul debito spagnolo non si sono ancora allentate. E lo si è visto bene: mentre la domanda in asta – tradizionalmente dominata dagli investitori domestici – è stata forte, l’attività sul secondario è apparsa sottotono, con molti operatori internazionali che, secondo le indicazioni di alcuni trader, sono rimasti alla finestra. E ci mancherebbe: i mercati continuano a oscillare tra voci, conferme e smentite di un imminente salvataggio di Madrid (le ultime indiscrezioni ieri parlavano dell’ipotesi di supportare Madrid offrendo un’assicurazione agli investitori che comprano debito spagnolo) e «forse ci si sta anche stancando di questa continua incertezza», segnalano da una sala trading milanese. Sul mercato infine si è affacciata come detto anche la Francia: venduti 4,805 miliardi di titoli di Stato decennali con un rendimento medio al 2,28% contro il 2,21% dell’asta di settembre.
I dati americani
Ora l’attesa è tutta per i dati sul lavoro Usa di settembre, che verranno diffusi oggi. C’è un moderato ottimismo sostenuto dalle richieste di sussidio di disoccupazione che la scorsa settimana sono aumentate meno delle attese (367mila contro le 370mila previste). Una variazione questa che ha dato un po’ di fiducia all’S&P 500 che, con un progresso dello 0,72%, ha chiuso la sua quarta seduta consecutiva in positivo. Lievemente più positivi delle previsioni anche gli ordini all’industria Usa, che in agosto sono caduti del 5,2% contro il -6% atteso dagli analisti, sebbene si tratti del peggior calo mensile degli ultimi tre anni.

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