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Borse volatili, acquisti sui titoli di Stato

Il fotogramma finale, alle volte, non rende giustizia all’intero film. Così è accaduto ieri alle Borse europee. Tutte, ad eccezione di Madrid (+1,17%), hanno archiviato la giornata con performance limitate. Piatte Milano (-0,05%) e Londra (+0,01%); leggermente positiva Francoforte (+0,24%); contenuto il ribasso a Parigi (-0,57%). Numeri “circoscritti”, caratterizzati peraltro da volumi molto bassi (-32% a Piazza Affari), che potrebbero far pensare a una seduta insignificante. La realtà, a ben vedere, è stata molto diversa.
Differenziali giù
In primis, rispetto ai titoli di Stato dei Paesi periferici. Qui, infatti, sono tornati gli acquisti e lo stress, almeno per una volta, è un po’ diminuito. Il saggio del BTp decennale è sceso al 5,81% (dal 5,95 di due giorni fa); quello della scadenza a 2 anni è calato al 4,02% mentre sui 12 mesi il rendimento è tornato sotto il 3%. Il trend è stato replicato anche sui Bonos spagnoli: lo yield del decennale, per esempio, dal 6,82% è atterrato a quota 6,57%. Questi movimenti, giocoforza, hanno influenzato gli spread sul Bund: quello italiano a 10 anni ha chiuso a 454 punti base (erano 462 martedì); il differenziale di Madrid, invece, è diminuito a 530 basis point (-3,46%).
Il Bund rende «nulla»
Il restringimento, una volta tanto, è da attribuirsi soprattutto agli acquisti sui debiti di Italia e Spagna. Il rendimento dell’immarcescibile titolo tedesco, infatti, è anch’esso sceso: dall’1,3% all’1,27%. Insomma, il «Fly to quality» verso Berlino prosegue. Come, peraltro, ha testimoniato l’asta di bond governativi. Il Tesoro tedesco ha venduto 4,15 miliardi di titoli a 10 anni, con un rendimento dell’1,31%. Cioè, il nuovo minimo storico (era l’1,52% nell’ultimo collocamento). Un risultato, peraltro, che potrebbe fare il gioco delle prossime aste a breve italiane. Diversi esperti, infatti, ipotizzano che gli istituzionali, a fronte dei tassi tedeschi a zero (se non negativi), già oggi potrebbero essere attirati dai più alti rendimenti dei BoT.
Il caso Spagna
Al di là dei rendimenti dei singoli titoli governativi, le Borse non hanno, però, reagito alla discesa dei tassi. Con un’unica eccezione: Madrid. Qui, tra i vari comparti, è da sottolineare il rimbalzo del settore bancario (+1,7%). A ben vedere, l’accelerazione delle società del credito è stato causato da un cocktail di fattori. In primo luogo, ha giovato la nuova manovra di austerity (65 miliardi in due anni) presentata dal Governo Rajoy: mentre nella piazza reale scoppiavano duri scontri tra manifestanti e polizia, in quella finanziaria i prezzi delle banche salivano. «Inoltre – ricorda Pio De Gregorio, responsabile Business analisys di Centrobanca – ha contribuito l’indicazione, non smentita, di alcuni organi di stampa». Vale a dire? «Sembra che, in cambio degli aiuti europei, le banche spagnole avranno la possibilità di abbattere il valore delle azioni di privilegio e delle obbligazioni ibride da loro emesse». Cioè, saranno di fatto onerate da minor debito. «Una misura – riprende De Gregorio – che scarica, seppure indirettamente, sulle tasche del povero risparmiatore retail gran parte del salvataggio».
La Fed non aiuta
Già, il salvataggio. Negli Stati Uniti, dove la riduzione del deficit commerciale di maggio (-3,8%) non ha solleticato i listini, gli investitori sembrano guardare solamente alla Fed. Ieri Wall Street, fino a metà seduta, ha tracheggiato. Il motivo? Tutti gli operatori erano in attesa delle minute della banca centrale. Ebbene, quando hanno intuito che il nuovo allentamento quantitativo (Q3) non è dietro l’angolo, hanno accentuato le vendite e gli indici sono crollati. Solamente sul finale, in un vortice di volatilità, sono tornati gli acquisti, permettendo a Wall Street di chiudere contrastata: piatto l’S&P500 mentre il Nasdaq ha ceduto lo 0,49 per cento.

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