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Borse Ue, sul piatto 62 miliardi in più

Piazza Affari? Ieri ha chiuso praticamente invariata (-0,04%). Meglio hanno fatto Francoforte (+0,02%), Londra (+0,48%) e Madrid (+0,36%). Proprio quest’ultima, insieme a Milano, da inizio dell’anno vanta l’andamento migliore: l’Ibex è in rialzo del 22,8% mentre il Ftse Mib sale del 18,4%.
Un risultato che stupisce? Non proprio. Per la statunitense Epfr global, dal primo gennaio a oggi il listino italiano e quello spagnolo vantano i maggiori flussi netti dai fondi azionari. Rispettivamente: 1,13 miliardi di dollari e 1,7 miliardi. Al contario, la Germania (-6 miliardi) e la Francia (-1,6 miliardi) hanno il saldo negativo. Certo, sono variabili nette. Cioè, il valore complessivo dell’esposizione sui due listini del Sud Europa sarà sicuramente inferiore rispetto a quelli continentali. Inoltre, l’indicazione degli esperti è che si tratti d’investimenti con carattere opportunistico. Vale a dire, più che credere nei fondamentali si guarda alla possibile plusvalenza conseguente al rally attuale di Ibex e Ftse Mib.
Ciò detto, però, il numero stupisce. E segnala l’appetito per l’attuale rapporto rischio-rendimento espresso dalle due Borse europee. Più in generale, comunque, la ri-scoperta delle azioni del Vecchio continente non è di oggi. Da inizio 2013, infatti, l’ammontare dei flussi netti verso l’azionario europeo è arrivato (al 17 ottobre scorso) a quota 62,35 miliardi di dollari. L’andamento, sempre secondo i dati di Epfr, ha subito un’ accelerazione negli ultimi tempi: dal primo settembre 2013, infatti, il flusso è stato di 17,7 miliardi di dollari. La stessa BofA-Merril Lynch, in un recente report, rileva che la quota netta di overweight (sovrappeso) dei fondi verso l’Europa è salita al 46%. Vale a dire la percentuale più elevata del giugno del 2007.
In un simile scenario, quali però i settori che attirano maggiormente i money manager? È presto detto. Fin qui i due comparti più «gettonati» sono l’auto e le tecnologie. Seguono, poi, le assicurazioni, i beni industriali, l’Oil&Gas e i media. In fondo alla classifica, invece, si posizionano le utility, l’alimentare, i servizi finanziari e l’immobiliare. A mezza strada, infine, le banche, il lusso e il farmaceutico.
Al di là delle scelte dei fondi, il risparmiatore si domanda: il rialzo durerà? Rispondere è difficile. BofA-Merril Lynch ricorda che l’alta sovraesposizione dei fondi può essere un segnale a «contarian». Cioè: arrivati al valore massimo d’investimento, gli istituzionali iniziano a vendere, provocando il calo delle quotazioni.
Le valutazioni
Gli stessi esperti di BofA, tuttavia, sottolineano due aspetti: in primis, c’è l’attesa per i dati societari del terzo trimestre. Seppure i primi numeri non sembrano incoraggianti, le previsioni sono comunque per una crescita. Il secondo elemento, invece, riguarda il valore relativo dei listini europei: i money manager li considerare sottovalutati. Un giudizio corretto? A guardare il P/e, ad esempio, del Dax (12,9 sul 2013) o del Cac 40 (13,8) sembra di sì: il ratio dell’S&P500, infatti, è di 15,7. Quando, però, l’attenzione passa su Milano oppure Madrid il discorso cambia: il P/e prospettico a fine anno delle blue chip di Piazza affari è di 15,8; quello dell’Ibex di 16,6. Cioè, valori maggiori del ratio di Wall Street che ieri, peraltro, ha toccato il suo massimi storico. I numeri, insomma, indicano che le Borse del Sud Europa non sono così a sconto e che, di conseguenza, l’attuale appetito nei loro confronti è soesso opportunistico.
Fin qui il mondo dell’azionario, quale però l’andamento del reddito fisso? Ieri lo spread BTp-Bund ha chiuso a quota 234 punti base, con il tasso del buono italiano in calo al 4,18%. Dal canto suo, il saggio del decennale tedesco si è leggermente alzato a 185 basis point. Il segnale, seppure intraday, di un minore amore verso il «safe haven» di berlino. Fors’anche questo trend ha influito su altro dato interessante di Epfr: da inizio settembre i flussi verso i bond europei è in rosso di 1,74 miliardi. Evidentemente, per adesso, piace l’azionario: la grande rotazione dal reddito fisso all’equity prosegue.

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